Oggi è stato presentato istella, il motore di ricerca voluto da Renato Soru che non è un’alternativa a Google: a prescindere dalle premesse del principale finanziatore, molti hanno pensato di mettere i due prodotti a confronto. Tant’è che lo stesso Soru ha dichiarato che istella sostituirà Google sul portale di Tiscali. Ho già espresso delle perplessità riguardo al progetto, ma non avrebbero avuto un significato senza una prova oggettiva. istella non è soltanto un search engine, però in questa comparativa lo tratterò come tale.

Inizio col dire che la grande somiglianza di istella con Bing è davvero fastidiosa: non hanno neppure modificato le icone per cambiare gli sfondi della pagina principale. Il motore di ricerca dovrebbe indicizzare soprattutto degli «archivi nascosti e d’inestimabile valore» sulla cultura italiana, parafrasando il comunicato-stampa di Tiscali, perciò ho voluto paragonare a quelle su Google tre ricerche di contenuti riguardanti la letteratura e la storia del nostro Paese. È appena il primo giorno per istella e non voglio infierire.

Sono partito da Ugo Foscolo, un autore che ho adorato già dalle medie inferiori: istella restituisce 1.051.483 risultati, Google arriva a 1.570.000. Entrambi i motori di ricerca propongono una scheda sul lato destro, che riassume la biografia del poeta e scrittore di Zacinto. L’immagine associata da istella alla ricerca è la stessa proposta da Google perché proviene da Wikipedia. Il Knowledge Graph di Google, però, offre un’interazione coi luoghi e le parole-chiave associati alla vita del Foscolo che su istella non è possibile.

Dovendo assegnare un giudizio alla qualità della ricerca, è Knowledge Graph a prevalere: l’elenco delle risorse aggregate dai due motori è parimenti inconsistente. Se eccettuiamo Wikipedia e Treccani, partner di istella che compare su Google al sesto risultato, i link proposti rimandano a istituti scolastici intitolati all’autore o critici che l’hanno commentato. Da questo punto di vista, la comparativa sarebbe più interessante fra Wikipedia e Treccani. Avendo qualche ora, istella non ha ancora raccolto contributi dagli utenti.

Cercando Giuseppe Garibaldi, l’esito è stato quasi identico. istella restituisce 11.052.265 risultati contro i 5.070.000 di Google, però la qualità dei risultati è equivalente. Se non fosse per Knowledge Graph, insomma, istella non avrebbe troppo da invidiare a Google sulle ricerche legate alla letteratura e alla storia italiane. Passando all’attualità, istella riesce a sconfiggere Google sulla consistenza: Papa Francesco è descritto correttamente a lato come Jorge Mario Bergoglio, mentre Google indicizza un ristorante milanese.

Non ho proprio resistito e ho provato a cercare iOS. istella, al primo posto, evidenzia da Wikipedia l’edizione domenicale del quotidiano britannico The Indipendent e menziona Turcios Froilán da Treccani. Poi, 10.844.039 risultati che spaziano dalle pagine della documentazione di Apple in inglese alla notizia di WhatsApp a pagamento nelle ultime news. Google non cita quotidiani o politici honduregni, ma 617.000.000 indicizzazioni dedicate al sistema operativo. Molto dipende dalle aspettative dell’utente che effettua la ricerca.

Il ricorso a nomi e cognomi o definizioni nelle ricerche non è l’unica opportunità. Cercando soltanto Papa, per esempio, istella offre un interessante estratto dal vocabolario Treccani che Google ovviamente non riporta. Nonostante sia online dalle 14:00 di oggi, istella non è approssimativo quanto avrei immaginato e dopo qualche difficoltà iniziale non sembra avere dei problemi di uptime. La grande differenza con Google subentra passando dalle ricerche alle news sul web che, in ogni caso, ho preferito escludere da questa prova.

Silvio Gulizia è convinto che Istella sia un’opportunità per l’istruzione, l’università e la ricerca: potrebbe esserlo un domani, in prospettiva, ma al momento i risultati su DNA e affini non offrono nulla che Google non indicizzi già. Perché utilizzare istella, se esistono le Open Educational Resources (OER) per le pubblicazioni accademiche? E perché preferirlo a Google, se quest’ultimo funziona allo stesso modo e restituisce molti più contenuti? Sono domande alle quali ho dato subito la mia risposta. Non avrebbe granché senso.

Le mappe di istella, escluse dal test, sono eccezionali perché le fornisce Nokia con HERE Maps. Il valore aggiunto del motore di ricerca dovrebbe essere la contribuzione sui documenti culturali, inviati dagli utenti: non sembrano accessibili senza iscriversi a istella e non è chiaro se qualcuno ne controlli l’attendibilità. Come search engine non è migliore di Google e Soru ha fatto bene a premettere che non siano in competizione. Mi domando, piuttosto, perché non scegliere di puntare su Treccani e migliorarne l’infrastruttura.

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