istella non è un’alternativa italiana a Google: è qualcosa di diverso, sostiene Renato Soru di Tiscali che l’ha finanziato. Nel febbraio del 2012, Massimo Marchiori descriveva allo stesso modo Volunia. Qualcuno lo ricorda? Sei mesi dopo, Marchiori lasciò il progetto che sorprendentemente è tuttora online. Soru avrebbe dovuto presentare iStella, con la “s” maiuscola, a novembre. Qualcosa non ha funzionato. Oggi, il motore di ricerca è stato annunciato nella Capitale davanti ad alcuni giornalisti e blogger invitati a presenziare.

Secondo me, l’uscita di istella è stata gestita nel modo peggiore: non è stato predisposto lo streaming e perciò soltanto i presenti hanno potuto averne un’anteprima. La stessa Tiscali ha preferito dare risalto alle diete dimagranti, all’incidente-sexy di Kimberley Gartner e al nuovo libro di Jessica Alba. Il motore non compare affatto. E, a dirla tutta, fino alle 14:00 il dominio istella.it non mostrava alcunché. La manifestazione capitolina è terminata alle 13:00, dando notizia di sé giusto grazie ad alcuni blogger su Twitter.

Sì, ma cos’è istella? Fatico anch’io a comprenderlo. Dovrebbe essere un motore di ricerca orientato alla storia d’Italia: tuttavia, le funzioni illustrate ricordano più Wikipedia o Pinterest. L’evento, ospitato da Treccani, suggerisce che l’enciclopedia abbia contribuito a istella con una serie di documenti che gli utenti potranno integrare coi propri. Mi domando chi abbia voglia di contribuire gratuitamente a istella, potendolo già fare altrove, e perché dovrebbe farlo. L’interfaccia dovrebbe essere esclusivamente in italiano.

La pagina principale è un plagio di Bing, quella dei risultati somiglia molto a Google e le funzionalità spaziano da Wikipedia a Pinterest perché le ricerche possono essere salvate con dei pin. Caratteristiche che impediscono di parlare d’innovazione: in altra sede, nel 2012, scrivevo che Volunia sarebbe dovuto arrivare negli anni ’90 per costituire una qualche novità. Se possibile, istella è persino più inutile. Mi spaventa, ma non mi stupisce affatto, che grandi firme dell’intellighenzia italiana abbiano esaltato il progetto.

La presentazione di Volunia era stata accolta allo stesso modo: oggi, non mi stupirebbe se gli stessi giornalisti smentissero il proprio ingiustificato entusiasmo per quel motore di ricerca fallimentare. Soru è lo stesso individuo che sostiene Indoona, un social network di Tiscali del tutto simile a Twitter. Se attorno al 2000 ha potuto arricchirsi con la new economy, plagiare i servizi esistenti a tredici anni di distanza è ridicolo. Eppure, su Indoona molti enfatizzano la disponibilità di istella. Sono i dipendenti di Tiscali?

Per inciso, auguro ogni fortuna a istella. Non ho degli interessi economici a stroncarlo, né l’avrei a esaltarlo: semplicemente, inizio a pensare che le grandi aziende italiane non sappiano innovare e sprechino i capitali. Le strategie di comunicazione sono pessime, ma una campagna gestita meglio non avrebbe cambiato il mio giudizio. Non sentivo il bisogno d’un motore di ricerca come istella, sempre ammesso che sia possibile definirlo tale. Dubito possa superare la Pasqua e spero in tutta sincerità d’essere smentito dai numeri.