Secondo quanto riportato dal Beijing Wan Bao report un uomo di 30 anni sarebbe in coma da dieci giorni dopo aver preso una scossa dal un iPhone in ricarica. Si tratterebbe del secondo caso dopo quello della giovane cinese uccisa da un iPhone di cui vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi. Non fatevi prendere dal panico: come avevamo sospettato la colpa delle due tragedie non sarebbe del melafonino, ma di caricabatterie non originali utilizzati per ricaricare il dispositivo.

Ci sono altri due aspetti di queste storie che le accomunano. In entrambe le tragedie sembra infatti che l’iPhone in questione fosse un iPhone 4, mentre per la ragazza inizialmente si era parlato di iPhone 5. Secondo un esperto di telecomunicazioni intervistato dalla TV di stato cinese, CCTV, è probabile che anche nel caso della ragazza sia stato usato un caricabatterie non autorizzato, uno di quelli spesso costruiti con materiali scadenti che potrebbero aver trasmesso la corrente da 220 volt direttamente alla batteria del telefono, come riportato dal South China Morning Post.

Ancora una cosa in comune. Gli iPhone in questione, al di là di qualche segnale di bruciatura, sono perfettamente funzionanti nonostante l’incidente.

Mentre da un lato sembra dunque che le due vicende vadano allineandosi e diano l’impressione che si tratti solo di sciagurati incidenti, dall’altro l’intervento diretto di Apple, che ha promesso di collaborare con le indagini per capire cosa sia successo, e questa intervista diffusa dalla TV di stato che di fatto scagiona l’azienda californiana nell’immaginario collettivo, senza però alcuna prova, ma basandosi sulla pura speculazione, mi fa venire in mente un atroce dubbio: e se fosse un tentativo da parte della Cina di insabbiare la storia per proteggere un’azienda molto importante come Apple? Non c’è alcun motivo per affermare una cosa del genere, però…

Di per sé parrebbe una logica assurda, perché alla Cina converrebbe favorire produttori locali come Xiaomi, l’Apple cinese, ma non dimentichiamo che l’iPhone viene prodotto proprio in Cina, dalla Foxcomm. Insomma, a voler fare della dietrologia si potrebbe divagare non poco. Speriamo che sui due casi venga presto fatta un po’ più di chiarezza.