Con il debutto di iPhone 6 e iPhone 6 Plus, il livello di sicurezza degli smartphone di Apple è aumentato al punto tale da diventare un problema per FBI. Dopo le critiche riguardanti la facilità con cui, ogni giorno, siamo sorvegliati sul web e lo scandalo NSA, molte aziende hanno deciso di adottare livelli di sicurezza ben più elevati e lo stesso ha fatto Apple, dal momento che i nuovi iPhone 6 impediscono di violare il sistema.

La nuova gamma di iPhone, presentata da Apple ad inizio di settembre, ha per impostazione predefinita la crittografia delle e-mail, foto e contatti, basata su un algoritmo estremamente complesso che utilizza un codice unico di cui, la stessa Apple, dice di non poter venire in possesso.

Se da un lato la crittografia può essere un ottimo strumento per proteggere le proprie informazioni, dall’altro vi è FBI che contesta l’impossibilità di sbloccare lo smartphone per monitorare le minacce terroristiche e non solo. In passato, infatti, alcuni casi di rapimento sono stati risolti grazie ai contenuti presenti su un telefono cellulare. Inoltre, non è possibile forzare, come avveniva in passato, la procedura di sblocco del dispositivo, con iPhone 6 e iPhone 6 Plus e, secondo Apple, violare il codice può richiedere fino a 3 anni, dal momento che è necessario provare tutte le combinazioni di un codice alfanumerico di sei caratteri, con lettere minuscole e numeri.

Il CEO di Apple, Tim Cook, in una lettera aperta ha sottolineato come la “vision” sia ben diversa da quella espressa da FBI. L’azienda di Cupertino, infatti, non vuole raccogliere dati e sfruttare le informazioni sui clienti, bensì tiene alla privacy di ogni singolo utente e iPhone 6 e iPhone 6 Plus possono essere citati come esempi di questa politica. Le parole di Tim Cook, allo stesso tempo, sono un diretto rimando ad aziende come Google, poichè quest’ultime ottengono buona parte dei ricavi dalle informazioni degli utenti.

Foto da comunicato stampa