iPhone 6 e iPhone 6 Plus sono i primi smartphone di Cupertino a integrare un chip NFC, ma i pagamenti in mobilità sono vincolati all’utilizzo di Apple Pay: il servizio per iOS 8 – che uscirà proprio oggi – introdotto coi nuovi dispositivi. Tecnicamente, non esistono delle API (Application Programming Interface) che permettano agli sviluppatori d’interagire con la nuova tecnologia e creare delle app per introdurre sistemi differenti. Ciò significa che gli utenti potranno pagare soltanto appoggiandosi alla piattaforma della Mela.

Non è un limite da poco, per i consumatori, perché chiude una serie di possibilità alternative: lo stesso vale per gli esercenti, costretti ad associarsi al programma di Apple — che negli Stati Uniti ha già raggiunto 220.000 adesioni. Un POS come Local Register di Amazon, diverso dal significato originario della NFC (Near Field Communication) che dovrebbe essere uno standard aperto e quindi accessibile a qualunque soluzione. Tanto per i pagamenti, quanto per l’autenticazione dei dispositivi… o la trasmissione dei dati personali.

Cupertino ha sicuramente cercato di tutelarsi, vincolando il chip NFC di iPhone 6 e iPhone 6 Plus ad Apple Pay, ma la scelta di “chiuderne” il circuito trasforma uno standard in una soluzione proprietaria come iBeacon. Non stupisce che questo sistema non sia subito disponibile in Europa, dove l’antitrust potrebbe arrivare a obbligare la Mela ad adeguarsi alle norme sulla concorrenza: dopo le polemiche delle associazioni dei consumatori sul prezzo degli smartphone, i pagamenti potrebbero essere un nuovo argomento di discussione.

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