Pochi ci credevano, ma in tanti ci speravano: Steve Jobs ha lasciato davvero dei prodotti da sviluppare a Tim Cook? Finora era parso di no, anche se tutti ci dicevano di sì, perché non abbiamo visto altro che aggiornamenti, schermi più grandi o più piccoli e poco, nulla di più, nonostante i dispositivi Apple abbiamo migliorato le prestazioni e presentato soluzioni ingegneristiche sempre migliori. Poi alla fine, ecco l’iPhone 5S.

In questo c’è tutto lo spirito del buon Steve. In particolare in quella fotocamera da iPhoneografi di cui ci ha parlato Gianpiero Riva. Lui, Steve, l’aveva detto a Walter Isaacson: Voglio creare strumenti magici per la fotografia. Ecco dunque la ricerca di una fotocamera che aiutasse anche le persone non esperte a fare foto migliori. Ecco dunque la decisione di puntare sui pixel da 1,5 micron anziché lavorare sul numero di megapixel che tanto piacciono agli utenti Android. Così ne escono foto ottime per quasi tutti i formati di stampa che possiamo volere, buone anche da vedere in TV.

Nel nuovo iPhone c’è la solita, maniacale, ricerca della perfezione ingegneristica che Steve amava anche se non ci si sporcava le mani. Il design perfetto dell’iPhone 5S non è questione estetica, ma interna: quel poco spazio in più dedicato alla batteria, che così può essere più grande, l’architettura a 64 bit e il coprocessore di movimento non sono feature pensate per far durare di più l’iPhone. Quando sei a casa l’iPhone lo devi tenere collegato alla corrente, altrimenti perché Apple venderebbe i dock? Queste tre innovazioni sono volute per migliorare le prestazioni del melafonino e consentirgli di fare di più, senza che la batteria duri di meno. Laddove con fare di più intendo dire creare di più: probabilmente Steve non avrebbe regalato app come iMoive, iPhoto o il pacchetto iWork – o forse sì, chissà? – ma è indubbio che durante la presentazione avrebbe fatto vedere come ci si lavora con il nuovo iPhone. Ancora, Steve ci avrebbe fatto mostrato l’utilità del co-processore M7. Purtroppo sul palco c’era Tim Cook che ci ha fatto vedere un giochino.

One more thing… C’era, questa volta. Lo sblocco attraverso il sensore biometrico. Giusto una cosa in più, ma capace di fare la differenza, se te la vendi un po’ meglio. Con l’iPhone 5S Apple è riuscita a copiare tante cose, facendole però meglio, come ha sottolineato Alessio Biancalana. As usual, aggiungerei io. Come era quando c’era Jobs.

Non credo che il buon Steve pensasse a uno schermo da 4 pollici. L’aveva spiegato pubblicamente e l’aveva ribadito a Isaacson: Apple ha lavorato anni per trovare le dimensioni e la forma perfetta per l’iPhone, ossia 3,5 pollici con rapporto 3:2, ispirato appunto a quel rapporto aureo che ci circonda nella natura e in quasi tutti i dispositivi Apple. Per carità, con i 4 pollici dell’iPhone 5 i designer di Apple hanno fatto un lavoro più che buono, ma se sei convinto che una cosa sia buona non la butti solo perché gli altri si comportano in maniera diversa.

Jobs non avrebbe neppure fatto l’iPhone 5C. Non avrebbe pensionato l’iPhone nero e non avrebbe lanciato quello champagne. Purtroppo per tutti però ora al timone c’è Tim Cook. E le azioni di Apple sono crollate del 5 per cento dopo il suo keynote.

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