Il teardown del nuovo iPad Mini 3 – arrivato anche in Italia – ha rivelato la presenza d’un chip NFC: come abbiamo sottolineato, il nuovo tablet non supporta i pagamenti nei negozi con Apple Pay… ma integra comunque la tecnologia di iPhone 6 e iPhone 6 Plus per la sicurezza delle transazioni in-app su App Store con Touch ID. Una scelta curiosa, considerando che sarebbe bastato estendere via software le funzionalità del componente per permettere entrambi i metodi. Perché Cupertino ha fatto questa scelta? Perché porre dei limiti?

Apple Pay non è una soluzione matura e non è ancora arrivata nel nostro Paese. Peraltro, anche su iPhone 6 e iPhone 6 Plus è l’unica opzione per i pagamenti via NFC: ad oggi non sono ammessi altri sistemi. Lascia perplessi, però, che iPad Mini 3 – dalle dimensioni più ridotte del nuovo iPad Air 2 – non sfrutti appieno il chip. Non sarebbe fuori luogo usare il tablet per pagare nei negozi offline benché gli smartphone siano indubbiamente più maneggevoli per effettuare queste operazioni. Specie se l’utilizzo è legato ad App Store.

La NFC (Near Field Communications), infatti, non serve soltanto per i pagamenti: sui tablet con Android ha delle funzioni diverse, come lo scambio di dati, e Windows Phone la sfrutta addirittura per caricare la batteria degli smartphone. Se Apple ha integrato un chip per garantire la sicurezza degli acquisti in-app perché non aprirlo agli acquisti nei negozi? È un paradosso, che comunque non incide negativamente sulle altre caratteristiche del dispositivo. Giusto una curiosità del teardown che pone qualche interrogativo in più.

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