Qualora non l’aveste ancora capito, ieri sono stati presentati due nuovi smartphone di Apple: iPhone 5C e iPhone 5S. Il secondo rappresenta idealmente il successore del 5 e installa un nuovo System-on-a-Chip (SoC) a 64-bit. Se devo essere del tutto sincero, quel device è esteticamente orrendo – specie per la scelta cromatica – ma lo considero come la prima “novità” di rilievo per il settore negli ultimi due o tre anni. Le paure di Silvio Gulizia sono realtà perché è stato annunciato qualcosa di fantastico dal retrogusto amaro.

iPhone 5S ha tre colorazioni che potrebbero piacere, a eccezione del modello in argento, giusto a un emiro. Il prezzo elevato e l’aspetto da «saponetta» di Harrods mi lascerebbero esterrefatto se non fosse per la componentistica: il nuovo smartphone presentato da Tim Cook è fantastico. Già il sensore biometrico – ovvero, quel Touch ID che io avevo ipotizzato mesi fa – potrebbe giustificarne l’acquisto, ma il valore aggiunto è nel processore. Cook non sarà un “genio” del marketing, però è un ottimo Chief Executive Officer (CEO).

La differenza con Steve Jobs è tutta in iOS 7. Cook è un tecnico, non è un “trascinatore”. Ha presentato il primo smartphone a 64-bit e ha effettuato le scelte più opportune, dal punto di vista tecnico: il sistema operativo somiglia ad Android? Tanto meglio, perché può contare su Objective-C. iPhone 5S supporterà sia le applicazioni a 32-bit, sia quelle a 64-bit per un boost prestazionale del 200% — e non del 31%, come sostenevano le indiscrezioni. Ho un Nexus 4 e un Nexus 7, però invidio gli utenti di Apple per la prima volta.