Ti sei mai chiesto a chi appartiene internet? Chi, insomma, gestisca la rete globale? La risposta – fino all’altro ieri – era una soltanto: gli Stati Uniti. Il web è stato creato da Tim Berners-Lee (non proprio venticinque anni fa, ma tra il 1991 e il 1992) al CERN di Ginevra, però internet è precedente ed è il risultato della trasformazione di ARPAnet. Un progetto ideato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America, concepito per un uso militare durante la guerra fredda che è diventato internet appena nel 1983.

La svolta è arrivata a ridosso del weekend, quando la NTIA statunitense ha espresso la volontà di cedere la gestione dei domini a un ente internazionale – chiedendo a ICANN e IETF di collaborare alla transizione. Un cambiamento epocale che dovrebbe migliorare l’immagine degli Stati Uniti, rovinata dai controlli della NSA, e giovare agli utenti con un’amministrazione più trasparente di internet. Dubito che il percorso sarà rapido e indolore, perché la governance dovrà comunque avere dei responsabili: l’anarchia non è ammissibile.

È probabile che i nuovi proprietari di internet siano ancora gli Stati Uniti, in un certo senso. ICANN e IETF non sono propriamente delle agenzie governative (la seconda è addirittura una ONG), ma l’influenza degli USA è palese: Angela Merkel vorrebbe bypassarle e creare una rete europea. Il trasferimento della gestione dei domini, insomma, è un’operazione d’immagine che però non vorrei condannare del tutto. Spero, piuttosto, che il nuovo organismo sia efficace e non diventi un placebo gestito dagli USA come le Nazioni Unite.

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