Un italiano su tre aggira le restrizioni di accesso ad internet previste all’interno dell’azienda. Questo è il dato che emerso da uno studio OnePool per Samsung e che ha coinvolto circa 4500 persone in sette Paesi europei. I numeri emersi, a livello europeo, possono essere considerati un campanello di allarme per i datori di lavoro, ma dimostra la dipendenza nei confronti di social network e servizi di video streming o cloud.

Le aziende, negli ultimi anni, hanno investito milioni di euro per proteggere i propri apparati informatici e ridurre le distrazioni dei lavoratori, attraverso l’impiego di filtri web. Sembra, però, che tutto ciò non sia bastato, visto che circa il 32% degli italiani aggira le restrizioni aziendali riguardanti l’accesso ad internet. Questa percentuale cresce ulteriormente al 49% nella fascia d’eta tra 18 e 49 anni.

Se da un lato i computer aziendali, spesso, sono “blindati”, i lavoratori accedono a Facebook, Twitter, siti web di video streaming e servizi cloud, attraverso smartphone e tablet. In particolare, in Europa, circa il 40% dei dipendenti ha un accesso limitato o vietato a Facebook, ma sono in molti a ignorare e aggirare le regole. Le percentuali parlano chiaro: in prima posizione troviamo gli inglesi (41%), seconda posizione la Germania (34%), a pari merito, sul gradino più basso del podio, Spagna e Italia (32%), mentre a seguire Belgio e Olanda (31%) e, infine, la Francia (20%).

I limiti e i divieti più frequenti sono nel settore alberghiero, in cui il 47% delle aziende ha regole ad-hoc per l’accesso ad internet, ma il 38% del personale le infrange. Nel settore immobiliare, invece, troviamo i lavoratori più indisciplinati con una percentuale del 46%.

La sicurezza aziendale è di fondamentale importanza, ma allo stesso tempo andrebbe fatta una riflessione sui motivi per cui i lavoratori tendono a infrangere così spesso le regole. Tutto ciò, infatti, comporta un calo in termini di produttività e di coinvolgimento all’interno dell’azienda.

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