La prima volta che partecipi a un aperitivo di Indigeni Digitali ti senti spaesato. Poi però ci fai l’abitudine, capisci i modi, il mondo e la filosofia di questa comunità di appassionati si tecnologia, social network, web, design, programmazione e imprenditoria. Quando mi è stato chiesto di coordinare questo blog ho detto subito che avrei voluto anche portare fuori da Indigeni le mille discussioni che lì nascono e troppo spesso si perdono nella confusione che regna all’interno di Facebook. Che poi quando sei in 4.800 dentro a un gruppo, come fai a non perderti qualcosa? Da oggi grazie all’aiuto di Fabio Lalli e Alessandro Prunesti sono orgoglioso di poter dire che abbiamo iniziato un’operazione di salvataggio e divulgazione. E mi sento come quelli della pubblicità dell’amaro. Ora spazio ad Alessandro.

Ogni giorno in Indigeni Digitali vengono condivisi link a notizie e riflessioni presenti su altri media. E capita spesso che un singolo post diventi uno spunto di riflessione che spinge gli altri membri a discuterne all’interno del gruppo. In questo modo la conoscenza sui temi della cultura digitale può acquisire valore e spingere le persone ad esplorare aspetti della Rete ancora poco conosciuti.

Ne è un esempio la discussione nata da un post di Antonio Savarese il 10 novembre scorso. Antonio ha condiviso un articolo di Chefuturo.it su un tema particolare: il rapporto esistente tra la cultura di internet e la visione cristiana.

La riflessione si è avviata sull’affermazione che Internet è un’esperienza che sta diventando parte integrante della nostra vita quotidiana, capace di fornire il tessuto connettivo che arricchisce la nostra esperienza del mondo. Per questo essa inizia a incidere sulla capacità di vivere e di pensare. Savarese prosegue, citando le parole di Antonio Spadaro (il gesuita che ha creato il blog Cyberteologia) che Internet influenza in qualche modo la percezione di noi stessi, degli altri, del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo. Il rischio però è quello di considerare Internet come una commodity alla stregua della rete idrica o quella elettrica, considerandolo cioè solo come uno strumento e identificando la realtà e l’esperienza di Internet con l’infrastruttura tecnologica che la rende possibile.

La riflessione che è seguita a questo post si è concentrata partendo con una domanda che ciascuno di noi si sarà fatto almeno una volta: Internet sta modificando il nostro cervello? Il nostro modo di ragionare e comportarsi con gli altri è realmente influenzato dal nostro uso di Internet e degli smartphone?

Per Roberto Marsicano 20 anni di Internet non possono cambiare 250 milioni di evoluzione dell’uomo, mentre per Fabio Lalli la mente e il comportamento si stanno modellando e adattando a un contesto influenzato anche da fattori non tecnologici.

Per Giuseppe Gigante Internet è l’espressione di un bisogno comunicativo, un mezzo per esprimersi, non il fine ultimo della comunicazione.

Davide Casali evidenzia la necessità di comprendere da un lato la complessità del mondo e l’interazione con esso, e dall’altro la mente e se stessi. Nozioni non nuove, ma che acquisiscono un carattere di urgenza nel mondo odierno. La riflessione è poi proseguita con i contributi di Lorenzo Sicilia, Massimo Melica, Giovanni Vitale e altri membri di Indigeni.

Questa discussione mostra come, all’interno del gruppo non si parla solo di startup, informatica o marketing (che, ovviamente, costituiscono il focus principale della community), ma cia sia spazio anche per discussioni di carattere generale sul rapporto tra Internet e società. Un tema di grande attualità e che può essere approfondito con una serie di letture, tra le quali mi sento di consigliare: Galassia Internet di M. Castells, L’ingenuità della rete di E. Morozov, Cyberteologia di A. Spadaro, Ossessioni collettive: critica dei social media di G. Lovink e L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione di P. Himanen.

Topic della settimana:

Le evoluzioni di Facebook: i gruppi si arricchiscono di app e giochi: nuove funzionalità che arricchiscono le esperienze degli utenti sulla piattaforma.
(Pierluigi Casolari)

Puó il contenuto della Rete fornire predizioni sul futuro in modo esatto?
(Michele Adduci)

Il lato oscuro delle elezioni USA e il significato per la Rete
(Roberto Favini)

I big data per produzione di senso basato sulla creazione di un linguaggio condiviso
(Emanuela Zaccone)

Aprire una LTD in Inghilterra
(Daniele di Gregorio)

Creare una startup a servizio della mobilità urbana
(Marco Vismara)

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