Internet delle cose è un trend in crescita e che, giorno dopo giorno, porta importanti novità. Secondo un recente studio, tuttavia, si stima che sette dispositivi su dieci sono fin troppo vulnerabili agli attacchi degli hacker. Questi dati preoccupano poiché nei prossimi anni ci si aspetta l’arrivo di miliardi di dispositivi connessi, contenenti dati sensibili, e che potrebbero essere violati facilmente.

Il trend dell’ “Internet of things” ha mostrato come la tecnologia possa rivoluzionare, facilmente, la nostra vita quotidiana. Tuttavia, uno studio condotto da Fortify, divisione di HP che si occupa della sicurezza, focalizza l’attenzione sul fatto che 7 dispositivi su 10 non hanno meccanismi di sicurezza adeguati. Internet delle cose permette agli oggetti di diventare più “intelligenti”, poiché possono comunicare dati riguardanti loro stessi e aggregare informazioni esterne. La maggior parte di questi dispositivi richiede una semplice password prima di accettare qualsiasi connessione.

Fortify, quindi, ha provato dieci dispositivi smart come TV, webcam, termostati e serrature, scoprendo che nell’80% dei casi il dispositivo non richiedeva una password complessa. Non solo, il 70% di essi interagivano tra di loro scambiando informazioni tramite web in modo non criptato. Tutto ciò, quindi, può essere considerato un rischio per le nostre informazioni personali e, in particolare, l’arrivo di Internet of things potrebbe mettere estremamente a rischio la nostra privacy.

Per quanto riguarda l’Italia, ad oggi, vi sono circa sei milioni di oggetti, esclusi pc, smartphone, tablet, in grado di connettersi ad internet e il giro di affari è pari a 900 milioni di euro. Lo studio di Fortify, quindi, ha messo in luce come Internet delle cose, seppur sia un ottima idea, richieda l’impegno da parte dei produttori di proteggere la nostra privacy adottando sistemi di crittografia che già oggi vengono utilizzati.

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