Come evolverà l’interazione uomo-macchina, o meglio ancora, uomo-rete? Come evolveranno le relazioni sociali grazie all’innovazione tecnologica?

Per queste domande troviamo delle chiare risposte nel pensiero di Derrick De Kerckhovemassmediologo e schermologo (come ama definirsi lui) di fama internazionale che insegna Sociologia della cultura digitale e Marketing e nuovi media all’Università Federico II di Napoli, allievo ed erede intellettuale di Marshall McLuhan e uno dei massimi studiosi della web society oltre che uno dei più autorevoli teorici della comunicazione.

Ho avuto il piacere di assistere ad una sua conferenza e di poterlo videointervistare (video in calce) nell’ambito del Future Forum 2013  - #EssereNuovi, una rassegna sull’innovazione e il futuro in programma a Udine dal 14 ottobre al 29 novembre, che per 5 settimane si interrogherà sugli scenari  e sui cambiamenti che si determineranno nella nostra società nei prossimi 15/20 anni.

De Kerckhove sostiene che “la Rete gioca ormai un ruolo limbico, come quello del cervello che coordina le afferenze sensoriali con le reazioni fisiche, e produce quindi una nuova definizione del genere umano, cambiandone le strategie della struttura menatale. Questo condiziona il nostro sistema cognitivo, destinato a organizzarsi fuori dalla testa, sullo schermo. Il visivo non scomparirà, ma la dimensione tattile aumenterà. Saranno questi i grandi cambiamenti futuri del ruolo dei sensi, dettati dalla loro interconnessione con la Rete”.

E continua affermando che un influsso decisivo al cambiamento sarà rappresentato dalla schermologia: “Gli schermi estendono la sintesi psicosensoriale che la mente usa per immaginare. Nel futuro il nostro desiderio sarà di avere un contatto diretto con i media. Arriverà un momento in cui pensando a una cosa questa si rifletterà sullo schermo”. A dimostrazione di quanto abbia ragione, c’è la corsa al display da smartphone più performante che vede Apple e Samsung in prima linea.

De Kerckhove dimostra  subito come il concetto dei Google Glass sia stato già ampiamente superato da Emotiv, l’ultima frontiera dell’interazione uomo-macchina. Emotiv è un sensore da applicare in testa che ricorda molto quello utilizzato in Strange Days, il film del 1995. De Kerckhove ci ha fatto vedere alcuni filmati e ci ha raccontato di come la sua esperienza nel provarlo sia stata entusiasmante: controllare i dispositivi con il pensiero. La platea costituita da un centinaio e oltre di studenti che seguivano l’evento al Liceo Copernico di Udine era attonita. Immaginate cosa potrebbe voler dire inviare email e messaggi di testo con il solo uso del pensiero. La killer application del futuro prossimo è l’impazienza umana.

De Kerckhove però mette in guardia su alcuni aspetti. All’aumentare della velocità di interazione tra uomo-macchina, uomo-rete si rischia di perdere il tempo dedicato alla meditazione: semplifichiamo sempre di più i concetti per la fretta di pubblicarli. Pensate alla complessità dell’espressione della Gioconda. Per centinaia di anni ci si è interrogati su che accezione riconoscerle ed oggi, quando comunichiamo sui social network, riduciamo i nostri sentimenti a venti emoticons.

La penna è stata il primo strumento di massa per la dichiarazione del sé, per l’espressione del pensiero umano così complesso, così eterogeneo. Oggi a sostituire la penna c’è l’elettricità (per usare le parole di De Kerckhove), ci sono i bit, ma rischiamo di perdere parte della nostra personalità concentrati come siamo a curare il nostro avatar esterno per farlo assomigliare ai modelli che la Società ha decretato essere vincenti.