Se hai 100 milioni di utenti (e oltre), ma non sei capace di fare i soldi, non è che ti puoi rivalere su chi i soldi li sa fare e li sta facendo sfruttando le API che tu gli hai messo a disposizione. Invece è proprio questo che sta facendo Instagram. Le nuove brand guideline, come riportato da Mattew Panzarino su TechCrunch, bannano infatti le app che usano le parole Insta e gram nel proprio nome. Quindi di conseguenza anche l’italiana Followgram, che ha quasi due milioni di utenti in tutto il mondo, e probabilmente anche Jewelgram, lanciata dal nostro Gianpiero Riva.

Quando Instagram introdusse il profilo web ci scandalizzammo, e non poco, di quanto avesse copiato da Followgram & co. Oggi restiamo invece basiti davanti a questa mossa che probabilmente – a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina – porterà al lancio di servizi simili a quelli bannati sfruttando il brand Instagram e, appunto, le parole che agli altri non sarà più consentito usare. Quindi aspettiamoci presto servizi per stampare le nostre foto di Instagram direttamente dall’app, vedere le statistiche, creare album, gioielli, cover per telefoni e così via. Almeno io la vedo così. Fabio Lalli, co-fondatore di Followgram, sostiene invece che si tratti di un tentativo di proteggersi da app fake che rivendono like e follower. Secondo lui è più probabile che Instagram stia pensando di mettere le API a pagamento.

Anche secondo Fabio però non è una mossa corretta: Stanno richiedendo di modificare il brand a posteriori, dopo che avevano detto che si potevano usare quei termini e dopo che loro stessi hanno rilanciato le app di terzi, come la nostra, inserendole nell’help desk di Instagram. Secondo me non è proprio corretto, perché costringe a ribrandizzare i prodotti con una spesa non da poco. Followgram non chiuderà, ma in caso fosse richiesta di cambiare brand sfrutterebbe l’url fwg.am che attualmente ridirige a followgram.me.

Come ci ricorda Cnet, questo tipo di atteggiamento non è nuovo dalle parti di Menlo Park. Facebook infatti ha persino tentato di brevettare l’uso delle parole book e Face e, nel secondo caso, ci è pure riuscito.