Non sono un estimatore della nuova funzionalità di Instagram e – come potete dedurre dalla fotografia – ho subito disabilitato la riproduzione automatica dei video, ma gli utenti hanno registrato e condiviso addirittura cinque milioni di filmati in ventiquattr’ore. Facebook ha operato la scelta più opportuna, modificando una app di successo? Sì, guardando i numeri. Dobbiamo farcene una ragione come con gli aggiornamenti del social network, perché le fotografie non sono più sufficienti a mantenere la leadership su iOS e Android.

Vine, recentemente approdata sul sistema operativo di Google, è riuscita a sorpassare Instagram in sette giorni: Mark Zuckerberg non poteva accettarlo, avendo pagato quasi un miliardo per l’applicazione, e ha deciso di rispondere con una feature che Kevin Systrom aveva in mente da tempo. Io non ho gradito la novità e, chiacchierando coi colleghi, dubitavo persino che giovedì scorso la conferenza indetta da Facebook l’avrebbe annunciata. La mia opinione non conta… ed evidentemente mi sbagliavo, però prevedevo una simile reazione.

Sono d’accordo con Philippe Gonzales, fondatore di Instagramers, quando sostiene che il web non possa restare immobile: sapersi rinnovare è una caratteristica generalmente positiva e i filmati su Instagram non sono proprio una “rivoluzione”. Era questione di tempo. Peraltro, Facebook deve monetizzare l’investimento e i video hanno una durata di 15 sec. — che è pari a quella degli spot pubblicitari televisivi statunitensi (quelli italiani durano il doppio, per inciso). Vine è soltanto un ricordo, ormai? Io non ne sarei convinto.