Instagram farà soldi a sbaffo svenendo le nostre meravigliose foto artistiche o è tutta una paranoia alla Orson Wells?

Io sto con Instagram. Ho formulato la mia certezza in una frazione di secondo leggendo le nuove Terms Of Service e con soddisfazione ho verificato poi che coincideva con pareri ben più autorevoli del mio. Prima le mie considerazioni (uscite anche oggi sul quotidiano Messaggero Veneto), poi i miti.

Ho focalizzato subio l’attenzione su un punto delle TOS:

Instagram does not claim ownership of any Content that you post on or through the Service.

Di fatto la proprietà intelettuale rimane nostra (e non potrebbe essere altrimenti). Cosa ci fanno accettare allora? Ci fanno accettare il fatto che se dovessero usare uno screenshot per pubblicizzare servizi o altro (come per esempio è capitato a @cucinadigitale quando hanno usato il suo profilo per presentare i profili web) noi non chiediamo di essere pagati; ma chi non farebbe firma per essere citato sul blog di Instagram ed essere preso come modello per l’introduzione di novità? Non penso proprio succeda che vendano le nostre foto alla Nike… anche perché al limite la Nike ha più interesse a trattare direttamente con noi per l’acquisto delle foto piuttosto che con Instagram, non fosse altro per un mero vantaggio contrattuale.

In questi termini le nostre foto potranno anche comparire vicino a marchi e brand ma come spiegato benissimo da Nilay Patel su The Verge prima ancora della comunicazione ufficiale di Kevin Systorm, Instagram non può vendere le nostre foto.

Veniamo agli autorevoli.

Phil Gonzalez sul suo blog paragona il misunderstanding che molta stampa ha contribuito a creare (anche da noi, vedi Corriere della Sera) alla paranoia scatenata dal simpatico scherzo ordito da Orson Wells nel 1938 e meglio noto come la Guerra dei MondiLa recente acquisizione di Instagram da parte di Facebook, prosegue Phil, richiedeva anche una fusione e un aggiornamento delle TOS. Suggerisce poi agli iPhoneografi più ipocondriaci di scappare subito verso Eye Em… ma di leggersi attentamente anche le loro Legal Terms soprattutto dove dicono che le condizioni potranno cambiare senza nessun preavviso nei confronti dell’utente ovvero la formuletta magica che permette di rimescolare le carte allo scoccare del centomilinesimo utente. Ma suggerisce anche di leggersi attentamente le condizioni contrattuali dell’azienda fornitrice di energia elettrica scelta per casa propria o le condizioni dell’assicurazione sulla vita sottoscritta.

Torniamo con i piedi per terra, conclude. La terra dove viviamo è quella dove nel 1938 milioni di americani hanno creduto che i marziani stessero per invaderci.

La cosa poi che mi ha fatto ridere parecchio è vedere come moltissimi confronti scatenati dagli acerrimi detrattori delle nuove TOS si tengano su… FaceBook! Perché questi personaggi non hanno ancora lasciato il social network per eccellenza che tutti amano odiare?

Concludo riportando una conversazione via Twitter tra estremi sperimentatori e conoscitori di Insternet della prima ora: se non si spaventano loro, che invece fan tremare brand e aziende quando twittano, c’è da star tranquilli.

Photo Credit: Paolo Margari via Photo Pin (CC)