Instagram ha ceduto. Kevin Systrom ha annunciato oggi la modifica dei nuovi termini di servizio che dovrebbero (oramai il condizionale è d’obbligo) tornare alla formula originale, almeno nella parte che riguarda l’uso delle foto. In un blogpost pubblicato nella notte italiana Kevin ha spiegato il passo indietro che per altro aveva già anticipato raccontando cosa aveva in mente Instagram.

In questi giorni abbiamo dedicato ampio spazio al tema che ha scatenato una vera e propria rivolta in giro per il web. Io stesso ho suggerito come migrare a Flickr o Starmatic e fare il backup delle foto di Instagram, mentre Gianpiero Riva ha sottolineato come in fondo si tratti di una polemica sterile.

La fine del mondo però ha travolto anche Instagram. Forbes ha riportato come il numero di upload di foto a Starmatic sia raddoppiato in questi giorni mentre Flickr ha subito aggiornato la propria app per iPhone per trarne vantaggio.

Quella di Kevin è una resa di fronte all’evidenza. Scrive: In seguito ai feedback che abbiamo ricevuto da voi abbiamo riportato la sezione riguardante la pubblicità alla versione originale che abbiamo usato fin da quando abbiamo lanciato il servizio nell’ottobre del 2010. 

Instagram ha quindi proceduto a pubblicare sul proprio sito i nuovi termini di servizio. Tutto ok? Nì. Perché ora che gli utenti sono più consapevoli di quello che Instagram può fare, i nuovi vecchi termini suonano comunque diversi:

Parte del servizio è supportato dai ricavi della pubblicità e potremmo mostrare pubblicità e promozioni, e tu quindi accetti che Instagram metta queste pubblicità e promozioni all’interno del servizio o sopra, intorno o collegate ai tuoi contenuti. La maniera, il modo e i limiti di queste pubblicità e promozioni sono soggette a cambiare senza che ti venga notificato.

Nella sezione sulla privacy invece leggiamo:

Potremmo condividere certe informazioni come i dati ricavati dai cookie con partner pubblicitari. Queste informazioni permetterebbero agli ad network di terze parti, fra le altre cose, di inviare pubblicità mirata che ritengono possa essere di tuo gradimento.

Ohibò… Se usavamo già l’app sulla base di questi termini e abbiamo fatto tutto ‘sto casino c’è come minimo da chiedersi: Abbiamo mai letto con attenzione i termini di servizio di Instagram? E di qualunque altro servizio a cui forniamo i nostri contenuti? Forse è il caso di farlo.

A ben vedere, che differenza ci sarebbe quindi da Google o Facebook?