Come abbiamo visto, la principale novità della versione 4.1 della app Instagram è il fatto di poter importare i filmati precedentemente acquisiti e presenti nel rullino dello smartphone cosa che permette agli aspiranti videomaker di realizzare video vintage con Vintagio o gallerie fotografiche con Splice. Ma questa versione della app porta in dote un’altra novità che è passata un po’ in sordina rispetto alla prima già attesa feature: ora la fotocamera di Instagram permette di raddrizzare automaticamente un uno scatto se questo dovesse aver colto una linea d’orizzonte non perfettamente a piombo.

Pensate alla praticità: siete ad un concerto e volete condividere la foto della performance on stage… avete magari una mano impegnata da una bibita o da uno zaino; nessun problema, con la mano libera lanciate Instagram, immortalate il momento e poi basta toccare il quadratino in basso, quello che compare accanto al simbolo della cornicetta, per veder subito la foto raddrizzata con ottima approssimazione; è comunque poi possibile (sempre con una mano) aggiustare il tiro grazie ad uno slide.

Non si tratta ovviamente di fantascienza ma semplicemente di sfruttare come si deve i sensori che uno smartphone come l’iPhone (per ora la feature è disponibile solo per il melafonino) possiede già da tempo e che sono in grado di far tenere traccia della posizione (nelle tre dimensioni) che il device assumeva al momento dello scatto. Instagram ora fa proprio questo come emerge da un post recentemente pubblicato dall’ingegnere del software Alex Restrepo.

Ma perché Instagram continua a concentrarsi sullo sviluppo di nuovi filtri e di tool utili a migliorare a facilitare l’utente nell’azione del fotografare? Voglio dire, ci sono tante app là fuori che pemettono di scattare bene e meglio di Instagram… presto poi con iOS 7 si potranno scattare foto quadrate direttamente dalla app fotocamera nativa dell’iPhone… allora perché non impegnare le energie in altri fronti?

L’idea che mi sono fatto è che Instagram, pur non potendo prescindere dal permettere agli utenti di condividere le foto presenti nel rullino dello smartphone, desideri indurre l’utente a condividere foto scattate direttamente con la app: infatti la praticissima funzione di raddrizzamento è disponibile ovviamente solo per foto scattare al volo. Della serie “Vuoi usare la nuova pratica funzionalità? E allora scatta direttamente con la nostra app“. E sono pronto a scommettere che presto aggiungeranno anche la feature per ritagliare e traslare il fotogramma prima della condivisione per permettere di migliorare la composizione in una sorta di post-produzione che, con filtri e raddrizza-orizzonte, sta diventando sempre più completa.

E perché Instagram vorrebbe indurci ad usare l’app fotocamera integrata? Per farci geotaggare. Se scattiamo al volo la possibilità (e la tentazione) di geotaggare coerentemente c’è sempre.

Il geotag, un concetto da cui Instagram è nata. All’inizio quando Instagram si chiamava ancora Brbn, una app per il geotag alla Forquare con anche la possibilità di condividere foto, fu proprio Mike Krieger (il più sconosciuto dei due fondatori) a voler invece fare un’app per condividere foto che avesse anche il geotag. E il geotago potrebbe proprio essere uno dei tasselli su cui Emily White, ex direttore della sezione Mobile di Facebbok ora direttore delle Business Operation in Instagram, sta puntando per palesare l’ormai da troppo tempo vacante modello di business.