Se l’uomo dell’anno è stato Papa Francesco I, il TIME ha voluto eleggere David Guttenfelder – un fotografo professionista statunitense, che lavora per AP (Associated Press) – come il migliore su Instagram: una categoria interessante di per sé, a prescindere dal vincitore. Il fatto che una rivista tanto popolare consideri la app al punto da dedicarle un premio è indicativo, quanto la scelta di Guttenfelder che nel 2013 s’è distinto per gli scatti che ha pubblicato dalla Corea del Nord. È l’ennesimo riconoscimento del suo lavoro.

Sì, perché la vittoria di Guttenfelder è l’occasione per ribadire un concetto: scegliere Instagram e la cosiddetta «iphoneography» non significa essere in competizione con la fotografia più tradizionale — che, ad oggi, è comunque in digitale. Guttenfleder utilizza con disinvoltura le DSLR (Digital Single-Lens Reflex) e non disprezza neppure il proprio iPhone. La mobile photography ha la medesima dignità e i veri professionisti non fanno distinzioni, come dimostra il “nostro” Gianpiero Riva che ha scritto un libro sull’argomento.

Non occorre essere bravi come Guttenfelder, che aveva già vinto altri sette riconoscimenti di livello mondiale, per mettersi alla prova e vincere dei premi: Instagramers Gallery offre $1.000 al giorno, ad esempio. La fotografia da mobile è un fenomeno consolidato e dovrebbe essere considerata una forma d’arte come qualunque altra modalità di scatto. Peraltro, oggi gli obiettivi delle fotocamere montate sugli smartphone non hanno nulla da invidiare alle DSLR. Basti pensare alle ottiche realizzate da Carl Zeiss per i Nokia Lumia.