Sono un felice papà di due bambine di sei e quattro anni e di un bimbo di sette mesi. Quando mia moglie Valeria, alla nascita della nostra prima figlia, mi propose di assumere una tata di madrelingua inglese, accolsi la sua proposta con titubanza… Avevo il timore che introdurre una seconda lingua fin dai primi mesi comportasse lo scarso apprendimento sia di quella che dell’italiano. Santa ignoranza.

Poi ho iniziato a leggere. Tra le varie letture ce n’è una in particolare che ha totalmente rivoluzionato il mio modo di vedere l’educazione dei bambini. Il libro in questione è Da zero a tre anni di Piero Angela.

In generale trovo che Angela con la sua struggente capacità di semplificare anche la teoria del Big Bang, sia a buon diritto il miglior divulgatore scientifico in Italia. E nel suo libro parte proprio dalla teoria del Big Bang per raccontare di come si sviluppa il cervello del bambino.

Arrivo subito alla tesi: più stimoli riceve un bambino in questa fase della propria vita e meglio è.

Il cervello del bambino si sviluppa come fanno le radici di un albero: ogni diramazione (la sinapsi, per analogia) nasce da quella precedente e genera ulteriori diramazioni. È un processo che da un certo punto in poi diventa irreversibile: quando le radici di un albero hanno preso una macro-direzione, non tornano più in dietro. Analogamente, per il bambino succede che se non acquisisce un linguaggio nei primi cinque anni della sua vita, non impara più a parlare. È il caso dei bambini scampati ad incidenti aerei e poi allevati dalle scimmie (ci sono casi reali!).

Al contrario di quanto pensassi, un bambino già nei suoi primi sei mesi di vita è in grado di gestire fino a tre lingue contemporaneamente, percependo fin da subito la differenza tra le famiglie di fonemi che le costituiscono.

Seguendo questa teoria abbiamo proseguito nella proposta dell’inglese anche quando, al compimento dei tre anni della nostra figlia maggiore, la tata che collaborava con noi ci ha dovuto lasciare (causa altri impegni).

In casa nostra vige una semplice regola per i bambini: vuoi vedere la TV? Allora la vedi in inglese. E vi garantisco che se lo farete con i vostri figli fin dal giorno zero, mai vi chiederanno di vederla in italiano. Se poi quando saranno più grandi confrontandosi con gli amici dovessero ritornare sull’argomento, sono pronto a scommettere che tra non vederla del tutto e vederla in inglese, opteranno saggiamente per la seconda scelta.

I modi per vedere i cartoni animati in inglese sono molteplici. La piattaforma Sky offre la possibilità di selezionare praticamente per ogni film anche la lingua originale; così i bimbi si fanno l’orecchio sia al british di Peppa Pig, sia allo slang USA di Jake and the Neverland Pirates. Oppure, giurando solennemente di acquistare poi il corrispondente DVD o Blu-Ray disc, potete scaricare in prova da Internet i cartoon e i film nel formato MKV (leggasi Matroska), che contiene spesso più tracce audio in varie lingue e i corrispettivi sottotitoli.

Che l’ascolto quotidiano di un altra lingua (seppur considerata un’azione passiva) sia efficace, in famiglia Riva lo dimostriamo con i risultati: la nostra figlia media (che ora ha quattro anni) ha imparato l’inglese praticamente solo dalla TV visto che l’influenza della tata è stata irrisoria su di lei (nei primi mesi di vita imparano in fretta ma anche in fretta dimenticano se non si prosegue con lo stimolo).

Ora in casa nostra si assistono a scene del tipo: (bimba grande) Chi fai finta di essere tu? (bimba piccola) Maybe… (bimba grande) Giochiamo in italiano ora! (bimba piccola) Forse…

La chiave del successo? La costanza. Pensate a come avete imparato l’italiano. O a quanto vi manca ancora da imparare dell’italiano. Imparare una lingua è un processo lungo e complesso. Quindi non abbiate fretta ma siate costanti: fate imparare l’inglese ai vostri figli con un corso full-immertion e dimenticheranno tutto nello stesso lasso di tempo; fateglielo imparare durante tutta l’infanzia e non lo dimenticheranno più.

Photo credit: Michal Osmenda via PhotoPin cc