Influencer è una parola che avrete sicuramente letto e sentito spesso negli ultimi mesi negli ambienti social. Si tratta di un concetto, quello dell’influenza online, nuovo e molto particolare (in Italia come all’estero già oggetto di studio di analisti e media agencies)  che vede come importante e quantificabile la capacità di un utente di essere engaged per la sua community di riferimento. E di “spostare” e in qualche modo, appunto, influenzare il sentiment di altri utenti nei confronti di brand, eventi, prodotti e personaggi. L’influencer è quello che una volta veniva chiamato opinion leader, solo che oggi non è più, o almeno non solo, una figura considerata come autorevole perchè legittimata da una certo status nel contesto di riferimento (giornalista, opinionista, critico, politico). Il grado di influenza online, nelle communities social ad esempio, si calcola tenendo conto di altri fattori. Come ad esempio il numero e la qualità delle interazioni generate da un’azione sui social network, come un post o uno status. Oppure il numero di follower su Twitter e la “vitalità” di una personal fan page. Sono queste le variabili che fanno di un utente, all’apparenza anonimo ed “innocuo”, una figura potenzialmente molto importante per veicolare messaggi e avviare una strategia efficace di digital pr. Se sono un brand e saprò riconoscere queste persone come “influencer” e usare la loro capacità “ingaggiante” e la loro auterovelozza nel network a mio beneficio potrei ottenere dei risultati performanti in termini di buzz.

Di questo e di molto altro ho parlato con Fabrizio Perrone, giovane startupper che, insieme ai suoi soci, sulla teoria dell’influenza social ci ha costruito un progetto digitale: Buzzoole. Come aiutare i brand e le agenzie a riconoscere i propri Influenzatori di marca e ad ottimizzare e rendere performante il contatto con loro? No, non basta un meccanismo di social ranking, più o meno approssimativo, come Klout. Lo scrissi tempo fa in un post  in cui esprimevo non pochi dubbi sulla capacità di misurare con un tool (e quindi con un algoritmo) soprattutto la qualità delle interazioni umane sui social, e quindi anche i meccanismi di influenza che ne nascono. Ma la vision da cui nasce Buzzoole mi sembra si spinga oltre questo ragionamento. E quindi in attesa di testare la piattaforma, vi lascio questa breve intervista a Fabrizio, che ci racconta il progetto.

Parlaci di Buzzoole: cos’è, com’è nata l’idea, da chi è composto il team e a che punto siete del progetto?

Buzzoole è un market place che aiuta gli utenti a ricevere offerte e condizioni speciali dai brand preferiti e le imprese a trasformarli in brand ambassador.
Gli influencer, infatti, grazie ai tool della piattaforma, ottimizzano l’engagement con il proprio network ed accrescono la loro influenza nelle aree in cui sono esperti e vengono contattati da imprese che li ricompensano con offerte uniche (sconti,inviti esclusivi, test di prodotto). L’idea è nata durante la mia precendete esperienza da startupper in Fan Media, agenzia di digital pr. Si sente l’assenza di un tool qualitativo che consente alle imprese l’identificazione di influencer del proprio settore all’interno dei social media e l’assenza di un servizio di buzz e digital pr che permette anche alle piccole e medie imprese di poter sperimentare gli effetti del word of mouth, senza ombra di dubbio il mezzo pubblicitario più efficace che esista.
Il nostro modello di business replica il modello Google Adwords nell’ambito del buzz marketing: ossia, i brand pagheranno per ciascun post generato sui social media.
Uno dei nostri punti di forza è senza dubbio il team. A parte il sottoscritto che si occupa del lato Business e Marketing, ci sono Gennaro Varriale, CTO, Luca Camillo, sviluppatore e sistemista, Luca Pignataro, Art Director.

Perchè è importante e a che cosa serve misurare l’influenza online?

Crediamo fermamente che l’influenza diventerà sempre più un metodo di pagamento alternativo e che le persone vorranno sempre più vedere riconosciuta la propria per accedere ad offerte e condizioni speciali per il loro status “social”.
Già nel 2010 c’erano dei club a New York e dei Casinò a Las Vegas con aree privè riservate ad influencer della Rete.
Contemporaneamente i brands vogliono spendere il loro budget marketing con saggezza coinvolgendo persone influenti nella propria nicchia di mercato.

Qual è la tua idea di Klout e Kred?

Tanta gente pensa che nessuno se ne frega del punteggio Klout, e che quelli di altri servizi sono ugualmente inutili. Non sono d’accordo. L’influenza digitale è un concetto ancora da comprendere nella sua totalità per cui questi servizi sono ancora inaccurati e si basano sulla popolarità. Ma stanno crescendo.
Siamo molto diversi dalle altre aziende che si occupano di buzz e di influenza digitale. Rispetto a Klout Kred Peerindex, noi abbiamo una mission diversa: comprendere l’influenza espressa per topic ed area geografica di manifestazione più che misurare la popolarità con un mero numero, ed aiutare le persone ad ottimizzare la propria esperienza social. Vogliamo essere la prima piattaforma di IEO (influence engine optimization).

Cosa significa fare start-up digitale in Italia oggi?

Non è facile scegliere di restare. All’estero ci sono sicuramente piu opportunità. Ma poi che gusto c’è? Il nostro percorso non è stato sempre facile, abbiamo imparato ad ascoltare più chi ci ha criticati che chi ci ha lodati. Bisogna essere motivati,determinati,ottimisiti. Tanti startupper ce l’hanno fatta, non si sono abbattuti davanti alle difficoltà. E proprio che dobbiamo prendere esempio.
Senza però pensare che un fallimento voglia dire la fine della carriera: molte volte è una tappa necessaria per raggiungere il successo!

Come vedi Buzzoole tra due anni?

Dovremo essere bravi a trasformare Buzzoole da un progetto interessante ad una vera impresa. Se riusciremo a fare quello che abbiamo pianificato e creare un valore tangibile per utenti e brands io non vedo limiti! potremmo diventare davvero il google adwords del buzz marketing. Magari ci vorranno più di due anni ma noi ci crediamo!