GMail e il protocollo IMAP rappresentano il passato, mentre il futuro della posta elettronica sarebbe con Inbox: questo è il presupposto alla base della nuova infrastruttura — creata da un gruppo di ex studenti del MIT e dipendenti di Dropbox, che propongono così una piattaforma open source per integrare i messaggi dei diversi servizi di e-mail nelle applicazioni. È una soluzione abbastanza simile a Mailbox, che la stessa Google ha proposto a I/O 2014 con le nuove API (Application Programming Interfaces) introdotte per Android.

Che cos’è e come funziona Inbox? Senza addentrarci nei tecnicismi, è una raccolta di API che – partendo dai servizi esistenti – permette agli sviluppatori d’integrare la posta elettronica nelle proprie app, sfruttando tutte le caratteristiche peculiari delle e-mail. Google adesso permette altrettanto, anche grazie alle estensioni di GMail [vedi gallery], ma soltanto all’interno del proprio ecosistema: questa nuova piattaforma, invece, supporta pure Exchange di Microsoft per essere impiegata nelle grandi infrastrutture aziendali.

Il risultato, per l’utente, è un’esperienza che uniforma l’utilizzo della posta elettronica fra dispositivi e sistemi operativi differenti. In pratica, Inbox trasforma la propria e-mail in una piattaforma di messaggistica – con tanto di notifiche push e conversazioni ad albero – integrabile in qualsiasi app: non ha importanza quale sia il servizio cui si è iscritti. È una sorta d’evoluzione di Mailbox, che non s’avvale del protocollo IMAP… ma delle più moderne ed efficienti tecnologie adottate dalle applicazioni “native” e web.

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