La caratteristica più importante di Android Wear, presentato ufficialmente a I/O 2014, riguarda la grafica: i produttori non possono alterare l’interfaccia creata da Google – a differenza delle ROM (Read-Only Memory) personalizzate di tablet e smartphone – quindi G Watch e Gear Live hanno lo stesso aspetto. Possono variare le funzioni, a seconda dei sensori integrati, però a Mountain View hanno realizzato un ecosistema consistente che non ammette eccezioni. È un’esperienza sempre più vicina a quella offerta da Apple con iPhone.

È una scelta interessante, che personalmente approvo, perché riporta gli OEM a fare i produttori di hardware — lasciando agli sviluppatori di Google la piena gestione del sistema operativo. Android L [vedi gallery] ha introdotto Material Design che impone delle linee-guida ferree: l’unica personalizzazione concessa riguarda le combinazioni di colore della skin, un po’ come su Windows 8.1, che comunque sono normate dai Pattern predefiniti. Ciò consente ai programmatori di concentrarsi sulle funzionalità e agli OEM sui componenti.

Non significa che sia indifferente comprare un G Watch o un Gear Live, ma che Android Wear sia subito riconoscibile. Acquistando uno device prodotto da HTC, LG oppure Samsung – che non sia una Google Play Edition – l’utente ha a disposizione un’interfaccia molto diversa: la stock dei Nexus offre un’altra esperienza, che i dispositivi indossabili riproporranno a prescindere dal produttore. Un’idea intrigante che ritroveremo su Android Silver nel 2015 e darà una maggiore omogeneità ad Android. Sì, la stessa impressione di iPhone.