La settimana scorsa avevo dichiarato l’intenzione d’imparare a programmare durante le vacanze di Natale: cercando sul web quale fosse il linguaggio più adatto da cui partire ho scelto d’orientarmi su Java. Trovata la documentazione ufficiale, è il momento di mettersi all’opera. Alessandro Di Tecco (@aditecco), leggendo il mio intervento precedente, suggeriva su Twitter il ricorso a Codecademy. È un’ipotesi che avevo valutato anch’io, ma la piattaforma non supporta Java ed è più votata al web che non alla programmazione di base.

Tenete presente che non sono del tutto digiuno di programmazione, ma in questa breve rubrica a puntante cercherò d’approcciare l’argomento come se partissi dal principio. Sia Java o qualunque altro linguaggio è essenziale il download e l’installazione degli strumenti per lo sviluppo: nella circostanza, potete trovare il Java Development Kit (JDK) a 32-bit oppure 64-bit per Windows, Mac OS X e Linux sul sito di Oracle. Io utilizzo una versione open source al 100%, OpenJDK, perché già inclusa nelle maggiori distribuzioni di Linux.

La procedura d’installazione di JDK varia a seconda del sistema operativo, ma non è diversa da quella necessaria a installare un qualunque software. Se leggete spesso le testate e i blog più tecnici, avete sicuramente sentito parlare degli Integrated Development Environment (IDE): sono ambienti di sviluppo complessi che aiutano a strutturare le applicazioni e a controllare gli eventuali errori del codice, prima della compilazione. In questa fase non è affatto necessario averne uno perché basta usare un semplice editor di testo.

Se volete portarvi avanti e capire immediatamente come funzioni un IDE, Oracle suggerirebbe d’utilizzare NetBeans che è illustrato nella documentazione di Java. Iniziando da zero, secondo me è preferibile scaricare Eclipse: entrambi sono disponibili per le stesse piattaforme piattaforme di JDK, però quest’ultimo è preferito da aziende come Google che distribuiscono dei plugin per interagire con le loro risorse. Chi muove i primi passi potrebbe perdersi nella configurazione dell’IDE perciò continuo a suggerire l’editor di testo.

A scanso d’equivoci, quando parlo d’editor testuale intendo qualcosa come il Blocco Note di Windows: Word o WordPad non servirebbero a nulla. Recuperato tutto il necessario, possiamo iniziare a scrivere la nostra prima applicazione. Non avendo bisogno di librerie o componenti aggiuntivi, per generare quello che in gergo è chiamato hello, world bastano due passaggi e cioè la scrittura dei sorgenti e la compilazione. Il linking sarebbe uno step intermedio che, magari, approfondiremo più avanti perché nel contesto non è necessario.

Oracle descrive in dettaglio il codice sorgente di hello, world: potete incollarlo in un file, salvandolo come HelloWorldApp.java. Ogni singolo carattere è case-sensitive, cioè discrimina tra maiuscole e minuscole perciò dev’essere copiato alla lettera. È meglio salvare il documento in una cartella dedicata perché il compilatore creerà un secondo file con estensione .class. Eseguito javac su HelloWorldApp.java, l’applicazione è pronta a essere lanciata. Avviando HelloWorldApp con java uscirà Hello World! sul prompt dei comandi.

Photo Credit: Scott Schram via Photo Pin (CC)