Steve Jobs è stato unico soprattutto in una cosa: nel dimostrarsi capace di cambiare il mondo sovvertendo tutte le regole che descrivono il leader di successo, il miglior imprenditore, l’uomo con cui chiunque vorrebbe lavorare. Dalla sua scomparsa siamo andati cerandone l’erede. I più romantici hanno creduto e tuttora credono di vederlo laurearsi alla scuola di Apple voluta proprio dal buon Steve per diffondere i valori dell’azienda che aveva creato. I più obiettivi sono dell’idea che una persona così la si trova raramente. Volenti o nolenti, occorre riconoscere al buon Steve (e sia chiaro che il buon è sempre ironico) la capacità di spingere Apple e i propri dipendenti oltre i propri limiti. Caratteristica questa ancora più evidente ora che assistiamo al declino dell’azienda. Ci sarà un successore?

Certo che ci sarà, ma non verrà da Apple. Il saggio Tim Cook lo sa e sta cercando di fatturare quanto più possibile ora spremendo i propri polli. Fra i possibili successori sono stati indicati Mark Zuckerberg e Larry Page, oggi al comando delle più grandi aziende informatiche nate negli ultimi quindici anni, Google e Facebook. Entrambi hanno le carte in regola per rilanciare, sparigliare le carte con nuovi prodotti, ma entrambi mi paiono troppo presi con la necessità di rispondere agli operatori di borsa.

Personalmente scommetterei qualcosa di più su Marissa Mayer. Che non è una donna, è innanzitutto un geek, come lei stessa ama definirsi. Ex Google, alla guida di Yahoo! è quella che ha il compito più difficile, quasi impossibile: salvare e rilanciare un’azienda che oggi come oggi pare non aver futuro. Le nuove app di Yahoo! Mail e Flickr per iPhone sono state un buon segnale, ma è ancora presto per puntare sulla bionda.

Qualche giorno ho trovato un’interessante post di Steve Henn su NPR in cui venivano indicati cinque nerd da tenere d’occhio:

  • Regina Dugan, supervisore della divisione ricerca avanza di Motorola, ossia Google;
  • Babak Parviz, il cui obiettivo è mettere dei circuiti sulle lenti a contatto per creare delle smart lenses in grado di visualizzare testo e comunicare con lo smartphone;
  • Andreas Raptopoulos, che sta lavorando a un progetto di network di droni in grado di raggiungere quel miliardo di persone che in caso di calamità naturali potrebbe divenire irraggiungibile;
  • Gina Bianchini, fondatrice di mightybell.com, il cui obiettivo è trasformare i social network qualcosa di davvero utile nella vita reale, dando a chiunque la possibilità di creare gruppi con i propri amici intorno a singoli interessi. Alle spalle ha il fallimento di Ning, che poi un fallimento non è stato, in termini di esperienza accumulata.

Ho detto cinque, ma ne ho elencati quattro. Il quinto, secondo Henn, è Eddy Cue. Se il nome non vi è nuovo è perché questo è l’uomo che prima Jobs e ora Cook hanno chiamato a risolvere i casini di Apple. L’ho tenuto fuori perché viene da Apple e come ho detto prima non credo che il nuovo Jobs arriverà da Cupertino.

Tutto questo per dire: tenete d’occhio quel nerd sempre attaccato allo smartphone che ogni tanto incrociate durante la pausa caffè. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero (cit.)

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