È un robot – o, meglio, un bot – il maggiore contributore dell’enciclopedia libera: il cinquantatreenne Sverker Johansson lo ha creato, chiamandolo Lsjbot, pubblicando 2,7 milioni di nuove voci che corrispondono all’8,5% del totale degli articoli. Contribuisce a Wikipedia in svedese che è la lingua-madre del suo creatore e in filippino (quella della moglie). A rivelarlo è stato The Wall Street Journal, con un’intervista all’uomo responsabile della creazione di 10.000 entrate ogni giorno. Un fenomeno da osservare con attenzione.

Lsjbot non fa altro che recuperare i big data da varie fonti, trasformando le informazioni in linguaggio umano e pubblicandole automaticamente su Wikipedia: chissà cosa ne pensa Jimmy Wales, co-fondatore dell’enciclopedia e membro del Comitato consultivo di Google [vedi gallery] per il diritto all’oblio. Può un bot sostituire l’uomo nella redazione dei testi? Sì – a quanto pare – se persino un’agenzia di stampa come AP (Associated Press) li userà per pubblicare i risultati finanziari delle aziende. Sarà la morte del giornalismo?

La disponibilità pubblica dei big data è importante, quanto la registrazione delle voci dei personaggi pubblici che Wikipedia ha organizzato nel Regno Unito. Eppure, affidare ai bot la gestione delle notizie e delle enciclopedie può essere pericoloso: la verifica delle fonti è un match fra i dati reperiti online, senza un’interazione umana che valuti l’effettiva validità delle informazioni pubblicate. È inevitabile, di questo passo, un ulteriore impoverimento culturale degli individui — oltre a una svalutazione del giornalismo.

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