I sistemi operativi sono morti. Almeno quelli consumer. Oggi regnano le app e il cloud. Negli ultimi tempi stiamo dibattendo sulle potenzialità di questo o quel sistema dopo il rilancio in grande stile di Microsoft con Windows 8 (curioso os in cui non ci sono più le window) e Windows Phone 8 (nel link il nostro test), l’avvento di nuovi sistemi mobile come Firefox OS, BlackBerry 10 e Ubuntu Phone. Perché obiettivamente nel mercato semi-monopolistico di Windows finora è riuscita a insediarsi solo Apple, conquistando per altro una relativamente piccola, ma redditizia, quota. Linux ha conquistato una nicchia di qualità, ma pur sempre una nicchia. Nicchia che Android non è riuscita a far esplodere.

Firefox OS, BalckBerry 10 e Ubuntu Phone sono e resteranno prodotti per nicchie nel momento in cui non possono accedere alle applicazioni Android già presenti. Quelle per iOS ovviamente sono e restano off limits. L’uso di HTML 5, su cui punta Firefox, è una scommessa sul (relativamente) lungo termine. Anche Facebook ci ha creduto, salvo poi fare retromarcia sia su Android che su iOS. E salvo poi però essere sbeffeggiata pubblicamente da un video che mostra come l’app di Facebook si potesse fare in HTML 5, a saperlo usare bene. Oggi però non paga.

Ed è questo il punto. Oggi lavoriamo con le app. Apple e Microsoft hanno oramai adottato ampiamente questo termine e questo schema. Google ha fatto lo stesso con il Web App Store di Chrome. L’approccio di Mountain View è il più interessante perché al contempo quello maggiormente proiettato verso il futuro e quello più fallimentare oggi. La riduzione all’osso del sistema operativo non ha avuto gran successo, anche per il relativamente alto costo dei Chromebook. Quella però è la direzione: apri un qualunque dispositivo e magicamente c’è dentro il tuo computer con il suo browser, mail, editing per le foto, gestore di audio e video, suite per l’ufficio, messaggistica e VoIP, rubrica, calendario e file manager. Fisicamente i file risiedono nel cloud. Come nel cloud risiedono i programmi di cui necessitiamo. I 100 megabit, che in Italia pure cominciano a diffondersi, salderanno queste app al nostro computer, ma già Google permette di usare alcune delle proprie app pure off line.

Per qualunque applicazione la versione web sta diventando strategicamente importante. Significa offrire al proprio utente la possibilità di accedere ai dati personali in un qualsiasi momento da qualsiasi dispositivo che integri un browser.

Cosa si richiede oggi a un sistema operativo? Davvero poche cose, come l’integrazione delle applicazioni in un’unica interfaccia grafica in grado di semplificare la vita all’utente, la gestione integrata dei dati nel cloud, la capacità di spostare gli stessi fra cloud e dispositivi, gestione degli strumenti di input come tastiera (predizione), webcam, Kinect. Ecco, certo c’è il fondamentale controllo dell’hardware a partire dal processore, ma poi?

Quello che richiediamo oggi a un sistema operativo sono sostanzialmente quattro cose:

  • velocità e semplicità d’uso;
  • gestione del multitasking;
  • integrazione dei dati nel cloud;
  • integrazione con il nostro dispositivo mobile.

Google e Mozilla ci hanno lavorato in una direzione: tutto nel web. Microsoft e Apple lo fanno cercando di forzare le app a integrarsi nel sistema così da offrire all’utente sempre la stessa esperienza. I bottoni stanno sempre lì, condivisione e ricerche si fanno sempre allo stesso modo, i file si gestiscono sempre così e via dicendo. E questo paga. Google Plus, se ci pensate, va in questa direzione: si tratta di un livello superiore di condivisione e gestione dei file montato sugli applicativi di Google già esistenti. Così oggi per inviare una foto a qualcuno basta condividerla su G+ e se vogliamo inviare un documento scritto in Google Docs basta caricarlo tramite Google Drive in Gmail.

Le app sono oggi il centro della nostra vita. Non scegliamo iPhone, Android, Windows o Mac sulla base del sistema operativo. O meglio non dovremmo scegliere sulla base di quello. Se ne sono accorti gli utenti di Windows Phone che hanno dovuto avviare petizioni agli sviluppatori per chiedere che sviluppino le proprie app per la piattaforma che hanno scelto.

Come va scelto oggi un dispositivo? Sulla base delle proprie necessità. Elencate queste, si cercano le app in grado di soddisfarle. A quel punto bisogna scegliere l’hardware (processore, schede grafiche, tastiera, dimensioni schermo). Solo in ultima istanza si passa alla valutazione del sistema operativo. Perché senza le app puoi avere il miglior sistema operativo, ma non ci fai nulla.

Badate bene, non è una mia invenzione. Il primo a capire questa cosa fu Steve Jobs, appena tornato a Apple con il compito di rilanciarla. I Mac erano computer migliori e il sistema operativo era considerato migliore, ma la gente aveva bisogno di usare Word, Exel e PowerPoint. Per rilanciare Apple Jobs strinse un’alleanza col nemico convincendo  Microsoft a sviluppare le proprie app per Mac.

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