Il luogo comune degli adulti sui giovani d’oggi, soprattutto sui ragazzini, è che hanno sempre le cuffie alle orecchie e stanno sempre incollati agli smartphone e ai tablet, perdendo il contatto con la realtà. Considerando quanto a volte possa essere pessima la realtà, ci sarebbe molto da riflettere sull’effettiva gravità del problema, ma non volevo parlare di questo.

Il fatto è che anche ai miei tempi i ragazzi avevano perennemente le cuffie e stavano incollati a un piccolo schermo, perdendo il contatto con la realtà, e mi riferisco ai vecchi ingombranti lettori cd portatili di una volta, o a mini videogiochi tipo lo storico Game Boy, che di sicuro non era hi-tech come gli smartphone e non ci potevi giocare al coloratissimo Fruit Ninja, ma monopolizzava comunque l’attenzione dei ragazzi.
Gli adolescenti con le cuffiette e gli occhi puntati in un mondo virtuale fanno più o meno le stesse cose di prima, e gli adulti si lamentano più o meno delle stesse cose, eppure nessuna delle due categorie ha una reale consapevolezza delle differenze, delle possibilità e dei nuovi problemi legati agli attuali intrattenimenti per ragazzi.

Un cd dei miei tempi durava poco, finiva presto e dopo un po’ annoiava. Potevi comprarne di più, ma costavano; i più intraprendenti li masterizzavano. Oggi nel lettore mp3 di un tredicenne c’è tanto di quello spazio e tante di quelle canzoni che non c’è nemmeno il tempo di sentirle tutte, anche perché ne arrivano presto di nuove, si cambiano continuamente. Oggi è del tutto scontato avere a disposizione un’immensa quantità di musica da scaricare e ascoltare in totale comodità, e questa grande ricchezza produce una certa abitudine al consumo illimitato, all’intrattenimento continuo, e direi anche alla dipendenza dall’intrattenimento continuo.

Con i videogiochi è la stessa cosa. Quelli di una volta a un certo punto finivano, oppure ti annoiavano, e insomma prima o poi ti mettevano nelle condizioni di doverti per forza staccare da lì e fare qualcos’altro. Oggi invece la fine non esiste, perché i videogiochi di oggi sono più che altro accessori del social network, ed è il social a dominare, con le sue interazioni potenzialmente infinite.
Il social è concepito proprio per non finire mai, per fornire nuovi contenuti ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Ci sono sempre notifiche da controllare, nuovi amici, nuovi meme, vignette, messaggi, eventi, mode. Magari c’è una ripetizione, in qualche modo il social è sempre uguale, però è fatto per non annoiare mai, e ci riesce benissimo. È questa la sua forza.

Il punto è che il mondo virtuale in cui si rifugiano i ragazzi (e non solo loro) è progettato per fornire intrattenimento infinito, per trasmettere in mille modi diversi, da più direzioni e con tutta la potenza e le risorse del web 2.0, l’idea che il divertimento possa davvero non finire mai, l’illusione che il malessere e la noia non esistano.
Ebbene, a costo di essere contraddittorio (perché ovviamente io sono totalmente dipendente dai social) e di apparire vecchio, noioso e barboso, credo di dover ribadire un paio di concetti.

Numero uno: l’intrattenimento non è la felicità. Avere a disposizione in ogni momento 5000 amici, un sacco di belle canzoni e tanto materiale spassoso non ti salverà dalla noia vera, che è un’altra cosa.

E conseguente numero due: qualunque sia la tua opinione in merito, il vuoto esiste, prima o poi ci sbatterai la testa, e se non lo vedi all’orizzonte è solo perché il vuoto è diventato l’orizzonte.