La settimana scorsa, a ridosso delle vacanze di Natale, Microsoft ha inviato una patch a WebKit: il “motore” per visualizzare le pagine web con Safari, Chrome e altri browser derivati. È come se la Ferrari mandasse i propri meccanici a riparare la Red Bull prima d’una gara, per intenderci. Messa così sembrerebbe che Microsoft abbia voluto favorire la concorrenza, ma la situazione è complessa perché in discussione è la compatibilità dei browser con gli standard di HTML5 e soprattutto di CSS3. Internet Explorer 10 è in vantaggio.

Microsoft ha praticamente ignorato le direttive del W3C fino a Internet Explorer 9, una politica deprecabile che l’azienda ha ribaltato a partire da IE10: la nuova interfaccia di Windows 8 è scritta in HTML5, CSS3 e JavaScript perciò la compatibilità con gli standard è prioritaria. Apple e Google, invece, hanno sempre aderito alle linee-guida del W3C… finché la competizione fra iOS e Android non ha portato ad adottare delle tecniche proprietarie che alla lunga hanno generato degli standard a sé e Microsoft non li può supportare.

In pratica, WebKit utilizza il prefisso -webkit per istruire i CSS3 a generare determinati eventi: Internet Explorer 10 non riconosce questi prefissi e non li può visualizzare. Sono Apple e Google ad allontanarsi dagli standard, non Microsoft. La patch inviata a WebKit serve per limitare il ricorso a -webkit nello sviluppo dei siti affinché funzionino al 100% su Windows 8. È quanto auspicava Fortarrigo Piccolomini commentando l’intervento che ho scritto sulla completezza di HTML5, ovvero uno standard che sia davvero universale.

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