Se dovessi partire iniziando ad elencare i pregi dell’HTC One, sono sicuro che non saprei da dove iniziare. Per cui mi presento: salve a tutti, sono Alessio (anche se mi conoscete), e sono reduce da due settimane di prova di un HTC One. L’ultimo terminale di punta di HTC, su cui la celebre casa produttrice di smartphone ha deciso di scommettere tutto per un grande rilancio. E sapete che vi dico? Fatto un bilancio tra pro e contro, per me questo terminale rappresenta un grosso sì all’interno del panorama Android attuale.

HTC ha fatto veramente un buon lavoro: sinceramente, già andando all’evento di presentazione dell’HTC One ero rimasto molto colpito dal terminale e dalla tecnologia che include, ma mai avrei pensato di trovarmi così bene, almeno per quel poco che l’ho provato. Sicuramente alcune criticità dello smartphone si possono trovare, ma con sole due settimane di test non ho potuto far emergere molti lati negativi.

L’esperienza d’uso comunque, nel complesso, è stata positiva. HTC One presenta una scocca completamente in alluminio. È una scelta interessante, perché al contrario di alcuni concorrenti che abbassano il costo della produzione con delle plastiche sia pure buone, comunque come da tradizione il top di gamma HTC dà un senso di solidità tutto suo, e una piacevolezza al tatto assolutamente unica. Il form factor è abbastanza simile a quello di un iPhone 5, anche se con sostanziali cambiamenti, e incredibilmente piacevoli per l’estetica sono i due speaker, superiore e inferiore, che garantiscono una resa dell’audio notevole (per quanto ci si possa aspettare da un telefono, dico). L’altoparlante superiore nasconde un elegantissimo led di notifica, che al contrario di intensissime luci concorrenti, con poco dispendio energetico, e con una discrezione veramente apprezzabile, mi segnala come di consueto le nuove notifiche che il dispositivo mi riserva. È un dettaglio notevole e apprezzabile: per fare un esempio, io possiedo un Galaxy S3, che di notte devo tenere girato per colpa del led di notifica che più o meno è intenso quanto un faro per navi.

La superfice dello smartphone è quindi notevolissima e al tatto dona delle sensazioni molto buone. Il display dà l’idea di essere molto robusto; ennesima finezza che può essere notata è il tasto power, che è anche un sensore/trasmettitore ad infrarossi, che si occupa di interfacciare lo smartphone ai servizi per la TV (che però non ho testato).

Sulle caratteristiche hardware prettamente tecniche non mi soffermo oltre, perché le abbiamo già viste nell’articolo sull’hands on; le prestazioni in ogni caso sono molto buone, e la CPU rende il telefono scattante e pronto ad ogni nostro gesto. Il software invece, che nell’hands on avevo esaminato poco, è la cosa più interessante insieme alla fotocamera per questo smartphone che secondo me ridefinirà parecchi concetti anche per la concorrenza: troviamo preinstallato Android 4.1 (e non Android 4.2, l’ultima versione di Google), tuttavia anche con questa versione più datata non ho avuto una brutta user experience.

Non sono un fan di HTC Sense, l’interfaccia proprietaria nata in HTC per caratterizzare i propri prodotti: per quanto riguarda Android, questa ha sempre introdotto delle funzionalità interessanti che tuttavia a me non sono mai servite. Ho avuto lo stesso tipo di feeling con la nuova Sense installata su HTC One. L’ho trovata decisamente migliore delle versioni precedenti, e assolutamente coerente con l’esperienza che HTC vuole far avere ai propri utenti, ma purtroppo io che vengo dal mondo Android “classico” non ho apprezzato particolarmente Blinkfeed (il nuovo launcher) né tutto quello che è collegato alla schermata home. Ho sostituito quindi il launcher con Apex, e immediatamente ho potuto godere di qualcosa che ai più ortodossi farà piacere, ovvero un launcher “alla Nexus” su un device assolutamente da urlo.

htc camera

Launcher a parte, e messa via anche la questione UI di sistema su cui ho messo una pietra sopra, quello che mi è veramente piaciuto di HTC One e della nuova HTC Sense è la fotocamera. Prima di tutto, dal punto di vista hardware, ho già affrontato la questione quando era solo un rumor: la nuova camera Ultrapixel ci permette di scattare foto ad una risoluzione ottima anche se non esagerata, tuttavia catturando il sensore molta più luce la fotografia che abbiamo è sicuramente superiore a quella di ogni altro smartphone in commercio, con dei colori molto vividi anche se mai dozzinali (e mio padre, fotografo, ha apprezzato molto), e una qualità dell’immagine notevole, dove possiamo notare la sgranatura e il rumore solo andando ad eseguire zoom ripetuti. Sicuramente, con l’esplosione della phoneography, un terminale del genere è interessante, perché combina una buona user experience a delle capacità fotografiche da campione delle compatte: inutile dire che, fotografando con HTC One, ho pensato molto a quello che avrebbe potuto farci Gianpiero Riva, che sicuramente sarebbe rimasto soddisfatto anche dal software fotocamera, attraverso il quale con la pressione prolungata del tasto per scattare possiamo avere degli scatti ripetuti (all’incirca due al secondo) e scegliere poi il migliore per postprodurlo e pubblicarlo.

HTC One prova macro

Tanto per finire descrivendo i dettagli della Sense, un’altra cosa che non ho apprezzato è stata la galleria, troppo confusionaria e ridondante rispetto a quella di default di Android. Nonostante questo comunque l’esperienza d’uso non è stata terribile.

Particolare attenzione la merita la scelta di HTC di produrre un telefono con soli due tasti frontali: per me è stato un trauma dover subire questa decisione, dato che con Android sono sempre stato abituato ad utilizzare molto il multitasking. I tasti presenti infatti sono solo Home e Back, e sinceramente pensavo nella mia ignoranza che il multitasking fosse stato sostanzialmente rimosso. Premendo Home a lungo si attivava Google Now, quindi i primi giorni con HTC One sono stati pieni di momenti di panico; poi, con un amico, abbiamo scoperto che il multitasking si attiva semplicemente con il doppio tap sul tasto Home.

L’interfaccia del multitasking non è il massimo ma è efficace, consentendoci di chiudere le applicazioni in poco tempo e intuitivamente. Apprezzo molto che la comunità hacker si sia già attivata su questo, rilasciando una mod che permette di utilizzare la scritta HTC in fondo al terminale come terzo tasto.

Insomma, che dire: non so se lo acquisterò, ma sicuramente i miei quindici giorni con HTC One sono stati splendidi, e se dovete rimpiazzare il vostro terminale, potreste farci più di un pensiero.