Nel corso dell’ultimo mese ho iniziato a usare ElasticDot come hosting per gestire il mio nuovo progetto Comunità Digitali. L’ho scelto per diversi motivi, non ultimo il fatto che mi hanno offerto di ospitarmi gratuitamente, ma io ho preteso di “pagare” mettendo un banner. ElasticDot è una startup italiana tostissima che offre un servizio davvero interessante: praticamente è WordPress.com senza i limiti di WordPress.com.

Giusto per capirci: ElasticDot offre un hosting WordPress in cloud, con installazione in un click e mille altre cose. Ci potete installare tutti i plugin di WordPress che volete, senza limiti. Potete utilizzare un nome a dominio comprato altrove e pure riutilizzarne uno che già è di vostra proprietà. Inoltre vi consente di gestire i redirect.

Una volta attivato l’account dovete attendere un poco prima che il sito sia pronto. A quel punto avrete una roba del tipo live1111.elasticdot.io, un admin e una password per entrarci. Armatevi di pazienza perché qualche intoppo potreste incontrarlo, specie se non siete del settore. L’assistenza però è quasi immediata (via email o chat) e vi fanno sentire coccolatissimi.

Le cose più interessanti di ElasticDot ve le dico io, perché prima che le capiate ci vuole un po’. Almeno, per me è stato così. Dunque:

  • potete utilizzare Dropbox per salvare il vostro sito. Una copia di backup sarà sempre disponibile e sincronizzata su ElasticDot, ma così potete modificare i file del vostro Wordpress quando volete e dove volete, anche da mobile, semplicemente editando un file presente su Dropbox, che contiene una copia dei dati, salvati però su ElasticDot (eventuali errori sono recuperabili tramite il sistema di versioning). Se cancellate l’intera cartella del sito da Dropbox, una copia di backup è disponibile su ElasticDot;
  • potete creare una copia del vostro sito in ogni istante (Test Box). Questa copia avrà come indirizzo test1111.elasticdot.io, così da provare le modifiche che volete introdurre prima di fare casini dai quali non sapete come tornare indietro. Quando viene poi sovrascritta la Test Box al sito vero e proprio, dalla versione di prova vengono recuperati temi, plugin e relative impostazioni, ma i contenuti restano quelli presenti sul sito originale. Questo vuol dire che potete continuare ad aggiornare il sito, modificando la test box e mandando on line le modifiche quando siete pronti;
  • se il vostro traffico cresce non avete bisogno di fare nulla: pensano a tutto loro, voi dovete solo pagare per il traffico extra, secondo uno schema che non prevede punizioni, ma anzi uno sconto se andate oltre soglia. I prezzi sono anche in linea con l’offerta: si parte da 15 euro al mese per avere banda illimitata e fino a 100 mila pagine viste, e per aggiungere un sito in più bastano 5 euro. Per aggiungerne altre 100 mila pagine (spendibili anche su più siti) sono sufficienti 10 euro;
  • sono in arrivo nuove funzioni che permettono di mettere a punto e programmare degli script (cron per compiere operazioni come esportare gli utenti presso Mailchimp ogni volta che uno si iscrive o purgare la chache o ancora ricevere riepiloghi quotidiani di quanto pubblicato) e controllare log e file di debug direttamente dalla consolle di ElasticDot;
  • è possibile importare gratuitamente il proprio sito WordPress con un click.

Finito con gli elogi, passiamo ai disagi. Ho avuto qualche difficoltà a stare dietro agli aggiornamenti automatici. In teoria, ad aggiornare WordPress ci pensano loro, ma l’avviso ti viene comunque fuori e tu sei portato a cliccarci. Il sito ve lo dovete aggiornare voi, sia chiaro, ma la versione di WordPress disponibile è quella presente sui server di ElasticDot. Esempio: aggiorni a WordPress 3.8, loro riavviano le macchine per ordinaria manutenzione e ti ritrovi a WordPress 3.7.1. Cos’è successo? Praticamente, è stata fatta una copia del tuo sito su un’altro server, ma il WordPress usato è quello “ufficiale” di ElasticDot. Che poi è quello normale, ricontrollato e sistemato da loro, solo che ci vogliono un paio di giorni dal rilascio prima che sia disponibile.

Purtroppo per mettere il sito in italiano (occorre modificare una voce nel config.php) ci devono pensare loro (bisogna scrivergli), perché l’utente non ha accesso a questi file. No, non potete proprio accederci tramite FTP, cosa che a dire il vero lascia un po’ l’amaro in bocca. A breve però questa opzione dovrebbe essere disponibile, come l’integrazione di GIT. Anche se Dropbox è più comodo, cambiare certe abitudini non è semplice e inoltre costringe a fare affidamento su di un terzo servizio.

Benché siano gentilissimi, nel piano non è comunque prevista una forma di supporto live H24, ma solo in orari di ufficio e solo per chi paga almeno 59 al mese. In realtà per il momento anche tutti gli altri ricevono lo stesso servizio.

Sinceramente trovo davvero fico il servizio, nonostante qualche problemino, come detto. E altrettanto sinceramente consiglierei a chiunque di provarlo: male che vada è sempre possibile esportare i propri dati e portare il sito altrove. Se non siete tecnici, è un paradiso, ma occorre guadagnarselo: non è tutto così ovvio e le faq sono insufficienti. Un minimo di guida o tutorial sarebbe utile: certo, in fase di assistenza loro sono puntuali e precisi, ma io un tutorial me lo sarei sciroppato volentieri.

Inizialmente era previsto un pacchetto da 5 euro al mese come entry level e penso che sia stato un errore cancellarlo. Chiaramente, ElasticDot punta a utenti che hanno già fatto la loro esperienza altrove e hanno bisogno di un servizio premium, ma se volessi affermare un prodotto nuovo, in questo campo, punterei comunque a prendere una fascia anche bassa. Anche dando eventualmente il servizio gratis con banner grande nell’header fino a qualche migliaio di pagine, per far girare il nome.

Già, ma c’è da fidarsi di questi qui, che sono una startup? Ho chiesto direttamente al CEO Daniel Marzini perché fidarmi di loro: Il nostro team è fatto di persone con diverse esperienze pregresse nel settore. Negli ultimi dieci anni io ho gestito diversi progetti relativi a WordPress implementandolo su piattaforme editoriali, fra cui anche il Fatto Quotidiano, e non, come Fiat e Giochi Preziosi. C’era la necessità di gestire qualcosa che doveva sempre essere online, con tutti i relativi problemi e difficoltà. Questo voleva dire essere disponibili sempre per la risoluzione immediata dei problemi, anche durante la notte. Partendo da tutto questo, abbiamo preso e raccolto la nostra esperienza e l’abbiamo trasferita in un software in grado di rendere automatici certi processi. Se non vi bastasse questo, vi segnalo che fra i loro investitori ci sono Boox e Marco Trombetti di Translated, ex startup italiana che oggi traduce i video di YouTube e tutte le app di Android per Google.

ElasticDot ha lanciato a settembre scorso. Per tutti quelli che lo vogliono provare ci sono 14 giorni gratuiti e per i lettori di Leonardo è previsto uno sconto del 15 per cento per 6 mesi: per ottenerlo occorre scrivere a ElasticDot con oggetto “Leonardo Rules” e indicare il proprio account.

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