Un interessante articolo dell’RTL belga spiega con un gioco di parole che gli dietro gli hacker informatici, spesso, si nascondono non tanto dei maghi del computer, quanto piuttosto degli attivisti politici.

Ecco perché.

Gli hacker sono quegli smanettoni che trovano falle o meglio bug nei sistemi informatici super protetti ed operano a danno di enti, cittadini, organizzazioni. Alcune volte però, le azioni degli hacker hanno dei risvolti politici. A volte sono proprio i giornalisti o i governi a servirsi di questi geni dell’informatica per carpire informazioni segrete.

A proporre la versione dell’hacker attivista è il rapporto annuale di Data Breach Investigations Report di Verizon. Il rapporto è riferito al 2011 e dice che il 58% dei casi di furto dei dati era una conseguenza di un’opera degli attivisti. Un’evidenza che contraddice la tendenza degli anni precedenti, in cui i cybercriminali agivano con fini di lucro.

Adesso gli attivisti hanno come obiettivo la denuncia pubblica dell’operato d’imprese ed organizzazioni e per questo l’attività di hacking si delinea come una sostituzione dell’home page dell’organizzazione “vittima” con un messaggio di denuncia.

Tra gli hacker attivisti più conosciuti ci sono sicuramente quelli del gruppo Anonymous e LulzSec. La maggior parte degli attacchi arriva dall’Europa dell’Est e nel 98% dei casti sono perpetrati da una persona che non fa parte dell’organizzazione.