Le aziende tecnologiche sono sempre più impegnate nelle energie rinnovabili. È quanto dimostra il nuovo report di Greenpeace, “Clicking Clean: A Guide to Building the Green Internet”, pensato per analizzare l’approvvigionamento di energia pulita da parte dei big della Rete, in particolare sul cloud. Apple guida la strada con il 100% dei suoi data center alimentati a fonti rinnovabili, seguono quindi Yahoo, Facebook e Google. Amazon, invece, si trova in rincorsa.

Le abitudini degli utenti si spostano sempre più sulla nuvola. Non un luogo astratto, bensì migliaia di server sparsi in data center per tutto il Pianeta, funzionanti 24 ore su 24 per garantire al consumatore l’accesso ai propri contenuti in qualsiasi momento. Secondo dei dati raccolti nel 2011, se le infrastrutture digitali fossero uno stato sarebbero il sesto paese più avido d’energia al mondo. Il tutto dovuto all’immenso traffico, con il 60% segnato dai servizi di streaming, pronto ad arrivare al 76% entro il 2018. In quest’ottica, perciò, è importante che i big di settore adottino soluzioni sempre più sostenibili, con il ricorso a energie rinnovabili e pulite. Questa scommessa è già stata vinta da Apple, con il 100% dei suoi data center alimentati da rinnovabili e l’87% di tutte le altre strutture mondiali, percentuale pronta ad aumentare grazie a un recente progetto fotovoltaico in Cina. Seguono quindi Yahoo, Facebook e Google – rispettivamente al 73, al 49 e al 46% – mentre Amazon è alla ricorsa, con un 23%.

«Per alimentare Internet, le compagnie hi-tech si stanno orientando verso la scelta più intelligente: le fonti rinnovabili», afferma Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Ma si scontrano con la resistenza di alcune compagnie che operano in regime di monopolio in luoghi chiave per questo settore – come Taiwan, o la Virginia e la North Carolina negli Stati Uniti – e che si rifiutano di passare a fonti energetiche come il solare e l’eolico. Affinché Internet diventi meno inquinante, le grandi compagnie devono coalizzarsi per spingere le utilities e le istituzioni a fornire loro energia 100 per cento rinnovabile».

Per l’edizione 2015 del suo report annuale, Greenpeace pone l’accento sul ruolo di Amazon, non ancora al pari degli altri big di settore. Nonostante l’annuncio dell’acquisto di eolico per 100 MW, Greenpeace sottolinea come il colosso si stia espandendo in Virginia, dove la rete elettrica è alimentata solo al 2% da fonti rinnovabili. «Amazon deve fornire più informazioni sull’impronta energetica dei suoi data center, chiarendo come intende raggiungere l’obiettivo 100 per cento rinnovabili», aggiunge Iacoboni. «La rapida espansione di Amazon in Virginia, uno stato fortemente dipendente dal carbone, dovrebbe preoccupare i suoi clienti. La stessa Greenpeace Italia, che aveva mantenuto un contratto con Amazon Web Services fidandosi delle promesse di cambiamento fatte dal colosso americano, ora sta valutando di cambiare fornitore». L’obiettivo finale dell’iniziativa è spingere queste aziende a raggiungere al più presto il 100% di energia pulita, per rendere il Web sempre più sostenibile.