Graph Search, la ricerca tra i contatti che Lucia Bracci aveva introdotto in gennaio, ha subito una parziale censura da parte di Facebook per la tutela dei minori: al social network è possibile iscriversi dai 13 anni, però fino ai 18 il motore non restituisce qualunque informazione sui profili degli utenti. I minorenni non possono mostrare in pubblico i propri aggiornamenti o accedere a contenuti potenzialmente rischiosi. Niente che abbia a che vedere col problema di razzismo e sessismo diffusi sulla piattaforma, a quanto pare.

Al momento, Graph Search è limitato a un esiguo numero di utenti che visualizzano il social network in lingua inglese: questa fase sperimentale serve a Facebook per identificare e risolvere i problemi del servizio. Potrebbe fare la stessa fine di Vine per iOS? Forse, ma le limitazioni imposte ai minori non bloccano la pornografia. Quella dovrebbe già essere vietata su tutta la piattaforma. Sono essenzialmente delle misure precauzionali per evitare l’istruzione di processi a raffica col lancio definitivo di Graph Search. Basterà?

Secondo me, no… perché Graph Search pone una lunga serie d’interrogativi sulla privacy che non riguardano giusto i minorenni. È evidente che Facebook debba monetizzare gli interessi degli utenti e non sembra riuscirci granché, nonostante guadagni soprattutto dalla pubblicità. Le inserzioni dovrebbero essere davvero mirate: un maggiore controllo parentale, unito alla censura, non è affatto risolutivo. Io continuo a visualizzare banner che non c’entrano nulla coi miei interessi o le mie connessioni. È così per tutti gli iscritti.