Dopo le nuove norme dell’AGCOM, ecco un’altra bella botta. Nelle scorse ore, la commissione Bilancio della Camera ha fatto riemergere, prima di approvarli, due emendamenti riguardanti la Web tax, ovvero la tassazione delle agenzie web straniere che operano all’interno del territorio nazionale. Gli emendamenti vanno ad aggiungersi al pacchetto di misure chiamato Destinazione Italia. Nello specifico la web tax fa riferimento all’obbligo di acquistare servizi web, e commerce, pubblicità etc. da aziende con partita IVA italiana in modo da poter tener conto delle transazioni all’interno dei nostri confini.

Delle misure quasi surreali, passibili di sanzione dalla Commissione Europea per possibili violazioni dei trattati e delle normative UE sui principi del mercato unico e della libera circolazione dei servizi. Mi sembra di essere tornati indietro di secoli, dove veniva creato una sorta di protezionismo forzato che non portò nulla di buono. La web tax, chiamata anche norma anti-Google, permetterebbe, in linea teorica almeno, di far fatturare nel nostro paese gli introiti di aziende come Google, Amazon, Facebook ed Apple che si vendono nel nostro territorio ma fatturano in luoghi con regime fiscale agevolato, come l’Irlanda. A primo impatto, leggendo l’emendamento e le righe qua sopra verrebbe da esclamare “giusto”. Peccato però che questa mossa potrebbe essere solamente un boomerang perché: “l’azienda italiana che acquista servizi da un’impresa di un altro Paese UE è già tenuta alla “integrazione della fattura” proprio ai fini IVA”. Quindi, di che andiamo a parlare?

Il mercato dell’economia digitale non ha limiti. Perché lasciare una nazione, tra le più analfabetizzate in materia web da una possibilità di sviluppo così grande? Non penso però che queste misure vengano mai messe in atto, oltre che gambizzare completamente il mercato digitale in Italia, non ancora collaudato, diventeremmo lo zimbello dell’intera Unione Europa.

La mia posizione penso sia chiara. Ma ciò che mi ha colpito maggiormente è la risposta della rete. Su Twitter è cominciata l’indignazione generale con l’hashtag #fuckwebtax che dilaga. La rete e gli internauti Italiani remano contro all’ennesimo tentativo di un governo di limitare la libertà del web e di chi lo popola. In attesa di aggiornamenti in materia vi lascio con alcuni dei più significativi tweet sulla questione:

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