Un altro motivo per cui Microsoft non dovrebbe supportare le app di Android su Windows? Beh, Google ha appena proposto d’eseguire i programmi di quel sistema operativo su Chrome OS: una partnership con VMware ti permetterà d’avviare le app “native” di Windows su Chromebook e Chromebox, in cloud computing, senza limitare l’accesso alle applicazioni già compatibili con Linux sul quale è basato l’ecosistema di Chrome OS. Una mossa che dà ancora più valore ai nuovi dispositivi All-In-One di LG e HP, sottraendo importanza a Windows.

Insomma, nonostante sia credibile che Google sviluppi il proprio Photoshop per Chrome OS, potresti accedere alla Creative Cloud con VMware ed eseguire subito dei programmi come Illustrator o DreamWeaver — senza enormi perdite prestazionali. Non ti servirà più un computer con Windows: dovrai giusto investire una cifra attorno ai $179 per un Chromebox da collegare al tuo televisore, più l’abbonamento ad Adobe (se è ciò che ti serve). Lo stesso discorso è valido per qualunque programma “nativo” di Windows, che installeresti sul PC.

Ecco perché non mi stupisce che Sony abbia venduto il marchio VAIO e sono convinto che Microsoft – oltre a escludere la compatibilità con Android – dovrebbe accelerare l’unificazione di Windows e Windows Phone, anziché procedere per gradi come pure sarebbe coscienzioso. Google ha iniziato a invadere il settore business con Chromebox for Meetings e oggi ti propone uno strumento comodissimo per la produttività, lo sviluppo e il design: chi ha più bisogno di Windows? Chrome OS adesso include tutto ciò che ti serve e costa di meno.

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