I trend ci piacciono a tutti per almeno due motivi. Innanzitutto perché ci aiutano a creare discussioni on line attorno a temi comuni. E in secondo luogo perché consentono ai meno noti di farsi conoscere. Motivo per cui chi si occupa di marketing sui social media tende a cavalcare questi temi. Vincenzo Cosenza, uno fra i più in gamba analisti del settore, ha pubblicato ieri un interessante post sulle tendenze degli italiani su Google e Twitter, basato su sue ricerche e analisi. Per la precisione: cosa cerchiamo su Google e di cosa ci piace parlare su Twitter. Il risultato è per certi aspetti banale e per altri molto interessante.

I macro temi sono quattro:

  • tv e spettacoli;
  • sport;
  • politica;
  • altre notizie.

E qui finisce la parte deludente. Veniamo ai dati. Ecco cosa cerchiamo su Google:

  • sport , nel 47% dei casi: più che altro risultati delle partite e questo mi sorprende davvero perché significa che Google Now e Siri non hanno ancora preso piede nel nostro paese. Devo però confessare che per sapere il risultato di Liverpool-Chelsea qualche settimana fa sono corso su Google.
  • informazioni sugli eventi di cronaca e attualità, in particolare gossip, nel 29% dei casi;
  • trasmissioni TV, nel 23% dei casi;
  • politica, 2 % dei casi.

Credo che l’amico Vincos abbia commesso un errore nel categorizzare la politica. Quella italiana andrebbe conteggiata sotto la voce “tv, spettacoli e gossip” visto quali sono i protagonisti.

Twitter ci riserva invece cose un pochino più interessanti. Ricordiamoci sempre però che su Twitter si trova solo una piccola parte della popolazione:

  • trasmissioni televisive nel 68% dei casi;
  • conversazioni politiche nel 15% dei casi, ma ritegno valga quanto scritto prima;
  • sport, nel 9% dei casi;
  • news di cronaca e attualità, nell’8% dei casi.

Insomma, il quadro è piuttosto drammatico e conferma però una cosa: i social network stanno lentamente diventando uno specchio reale della società e i cosiddetti tech savvy hanno sempre meno spazi dove riunirsi. Questo mi fa pensare che, al di là di quanto comunemente si pensi, c’è forse ancora spazio per un social network, come per altro confermerebbe il caso di App.net. App.net è una sorta di Twitter a pagamento che ha incontrato il supporto dei più geek, ma non ha mai sfondato con le masse, al punto di dover ridurre il progetto perché non autosostenibile.

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