È il crowdsourcing la soluzione di Big G per migliorare le traduzioni di Google Translate: Community – introdotta venerdì – è una nuova piattaforma, grazie alla quale gli utenti possono contribuire a migliorare lo strumento per tradurre i termini sul web oppure usando le applicazioni già disponibili per iPhone e Android. Al momento, l’interfaccia è proposta esclusivamente in lingua inglese (quasi un paradosso), ma a Mountain View hanno intenzione di localizzarla nella lingua-madre di chi ne fa uso e non serve una registrazione.

Confortante che Google consideri l’intervento umano, anziché un algoritmo, per rendere più efficiente Translate: il ricorso ai bot – così attuale su Wikipedia – non basta, trattandosi di linguaggi. Il funzionamento della Community è semplice perché basta avere un account su GMail per aprire il sito e selezionare le lingue conosciute. L’inglese è obbligatorio e, com’è ovvio, prima d’iniziare occorre specificare almeno una seconda lingua che Big G riconosce in automatico sulla base delle preferenze espresse per il proprio profilo.

Ciò non significa che a Mountain View abbiano abbandonato del tutto gli algoritmi, dal momento che la maggioranza delle traduzioni di Google è affidata alla matematica vettoriale. Un connubio interessante quello fra le macchine e gli uomini, che con Community migliora lo strumento di feedback già previsto da tempo sull’interfaccia web del servizio. Translate è molto popolare e migliorarne l’efficienza significa porre le basi per introdurre su Android e Chrome OS un sistema di traduzione vocale simultanea come proposto da Skype.

photo credit: romanboed via photopin cc