Tag Manager è uno fra i prodotti di Google che potreste non conoscere, se non lavorate nel settore della pubblicità: i marketer lo conoscono bene e, da oggi, hanno una scusa in più per utilizzarlo. In sé è uno strumento che – legato ad Analytics – traccia le azioni compiute dall’utente sul sito web dov’è installato. Clic, tempi di permanenza sulle pagine e quant’altro. Grazie all’ultimo aggiornamento, non sarà necessario installare lo script in JavaScript perché avvenga il tracciamento. Una grande comodità per gli sviluppatori.

Creando siti web, io m’occupo di tutti gli aspetti – dal codice lato-server al design – ma non gestisco progetti tanto complessi da richiedere l’intervento di pubblicitari: normalmente, un team completo prevederebbe l’impiego di designer e marketer al fianco dei programmatori. Tag Manager, eliminando lo script da inserire sulle pagine web, riduce il carico di lavoro degli sviluppatori e permette a quanti devono gestire la pubblicità di non chiedere aiuto a terzi. È una delle novità che Analytics inaugura in questi ultimi giorni.

La funzione è denominata Auto-Event Tracking e trasmette a Tag Manager tutte quelle informazioni per raccogliere le quali Analytics avrebbe previsto un secondo script — oltre a quello tradizionale. Considerando il codice, suppongo che Google abbia trasferito la parte da aggiungere alle pagine ai sorgenti di quello richiamato da Analytics sui propri server: una modifica infinitesimale, che comunque apporterà dei vantaggi a chi non fosse un tecnico. Ciò che mi preoccupa, in realtà, è piuttosto il progressivo abbandono dei cookie.