Lunedì, Google ha mostrato un aggiornamento della tecnologia alla base delle proprie Self-Driving Car sulle strade di Mountain View — attorno al Googleplex: le automobili sono in grado d’evitare i ciclisti, i motociclisti, i pedoni e più in generale qualsiasi ostacolo trovino davanti a sé. Hanno affrontato i pericoli delle vie cittadine, non le lunghe autostrade nel deserto, perché l’obiettivo è quello di rendere meno stressati i passeggeri nel traffico. Un’utopia cui tutti aspireremmo… e che nel prossimo futuro sarà possibile.

Ammettiamolo, le strade della California all’ora di punta non somigliano affatto a quelle di Milano: se gli Statunitensi le considerano trafficate è perché vivono in un paese che è circa trentadue volte più grande del nostro e la popolazione è soltanto cinque volte quella italiana (a grandi linee). Dovremmo prendere una macchina del tempo per vedere così pochi veicoli sulla carreggiata, ma – poste tutte le attenuanti del caso – le Self-Driving Car di Google sembrano avere raggiunto la giusta maturità per circolare autonomamente.

È straordinario come la internet delle cose possa percepire, attraverso dei sensori biometrici, i segnali dei ciclisti che svoltano a sinistra o a destra. L’intuizione dei tecnici di Google non s’è fermata al sogno della DeLorean di Ritorno al futuro che è comparsa in una easter egg attorno alla sede del prossimo I/O 2014 di San Francisco. Le Self-Driving Car hanno percorso oltre un milione di chilometri negli USA e sono vicine al raggiungimento dell’obiettivo, che è molto più pragmatico di quanto non saremmo portati a pensare.