Cercate fra le immagini, ma trovate soltanto dei risultati inconsistenti? Scattate delle ottime fotografie, però nessuno le raggiunge dai motori? Il problema potrebbero essere le meta-informazioni – salvate comunemente nei formati EXIF o XMP – che Google ha iniziato a considerare, indicizzando le immagini. Spesso, pubblicando degli scatti sul web non rivolgo una particolare attenzione ai meta-dati… ed è uno sbaglio. Sono importanti quanto il markup delle pagine e oggi è preferibile che contengano delle informazioni geografiche.

Tanto le fotocamere digitali, quanto tablet e smartphone registrano automaticamente una serie d’informazioni associate alle immagini. Comprendono la marca e il modello del dispositivo, le impostazioni utilizzate per lo scatto (apertura del diaframma, flash, ecc.) e possono includere latitudine e longitudine: esistono delle SD che, oltre al WiFi, integrano un ricevitore del segnale GPS. Dovremmo preoccuparci di questi dettagli? Sì, perché potrebbero riportare una licenza di rilascio nei commenti, che impedisce la ridistribuzione.

EXIF e XMP equivalgono grossomodo agli ID3v1 e ID3v2 delle tracce musicali. Assegnare un attributo alt alle immagini inserite sulle pagine web è obbligatorio, ma insufficiente: Google lavora al miglioramento dell’algoritmo per la ricerca fra le fotografie e gli editori devono collaborare. Esistono numerosi programmi che permettono di modificare le meta-informazioni delle fotografie, in diverse modalità e su differenti sistemi operativi. L’estate è lunga e avrò tutto il tempo di riprendere l’argomento dal punto di vista tecnico.

Photo Credit: Gabor Balogh via Photo Pin (CC)