Come ha spiegato Alessio Biancalana, Google Reader chiuderà i battenti dal 1 luglio prossimo: la domanda è perché? Ha provato a rispondere Brian Shih, ex dipendente di Google e product manager del servizio. L’analisi riflette le opinioni personali di Shih, confermando la tesi d’Alessio sulla convergenza dei prodotti in Google+. In pratica, l’azienda intende potenziare il social network e le applicazioni rivolte alla maggioranza degli utenti. Google Reader è o, meglio, era una risorsa offerta ai professionisti dell’informazione.

Shih sostiene su Quora che Google Reader non abbia mai creato dei profitti: non era quello lo scopo del servizio, a prescindere dall’acquisizione di FeedBurner e dall’erogazione di AdSense for Feeds (ritirato nel 2012). Chi ha mantenuto Google Reader, in questi anni, è passato ad altri prodotti o ha cambiato lavoro. La divisione era composta dagli unici dipendenti capaci di comprendere l’importanza delle interazioni sociali perciò Google ha pensato di spostarli gradualmente su progetti come Buzz o Wave, prima del social network.

Google Reader ha sempre avuto come utenti dei voraci divoratori di contenuti, ma le frequenti interazioni non hanno mai fatto guadagnare l’azienda. Gli elementi condivisi sono stati sostituiti in sordina col pulsante +1, l’equivalente del “like” di Facebook, su Google+ ed è stato pubblicato Currents per espandere le letture da Android. Né l’uno, né l’altro possono sostituire il servizio prossimo alla chiusura: forse, Google News potrebbe essere l’alternativa più credibile. Shih non l’ha menzionato e ho intuito subito il perché.

Specie in Italia, Google News evidenzia i contenuti pubblicati dalle testate più importanti o longeve e permette una scarsa personalizzazione dei contenuti. Currents pre-seleziona le fonti d’informazione: io stesso fatico molto a sostituirle con delle altre più congegnali. Google+, invece, lascia all’utente la possibilità di scegliere quali aggiornamenti seguire e non obbliga a ricevere le principali notizie dai partner dell’azienda. Escludendo le inserzioni raccomandate, che appaiono saltuariamente qua e là sul social network.

Il problema è tutto dei professionisti, perché le segnalazioni da Google+ non possono sostituire le funzionalità di Google Reader. È quasi impossibile raggiungere le ultime notizie col social network: la information overload generata dalle condivisioni provoca soltanto un’enorme confusione. Il lettore-medio non ricerca le notizie su Google+, ma su Google News che come spiegavo ha dei criteri di selezione a sé. Non sono preoccupato dalla strategia che ha portato alla chiusura di Google Reader, quanto dal futuro dell’informazione.

Cerco di spiegarmi meglio. Strumenti come Google Reader, basati sui feed, hanno permesso la gestione totale delle letture: l’utente deve scegliere personalmente i contenuti da aggregare, senza pre-selezioni. Google+ s’avvicina a questo meccanismo, però non garantisce la massima accuratezza nella lettura dei contenuti. Currents e Google News, invece, aggregano pressoché le stesse testate che potremmo comprare in edicola. Se, in futuro, dovessero sparire i feed risulterebbero penalizzate la qualità e la varietà dell’informazione.

Photo Credit: Chris Wetherell via Photo Pin (CC)