Mezza Europa ce l’ha con Google per quanto riguarda la privacy. Italia, Inghilterra e Germania si sono aggiunte ai reclami già fatti da Spagna e Portogallo, come riporta oggi il Guardian. Quando si parla di Google di solito la gente si divide fra quelli che sostengono a spada tratta il gigante di Mountain View (e fra questi spesso ci sto pure io) e quelli che l’attaccano a partire dal fatto che si legge le nostre email. Dunque, che succede ora?

Le modifiche alla privacy introdotte da Google lo scorso anno hanno cambiato le regole con le quali l’azienda californiana fornisce più o meno qualunque servizio. L’obiettivo di Larry Page era rendere più semplice la gestione dei dati raccolti dalle proprie app e servizi, attraverso la creazione di un unico documento dedicato alle condizioni d’uso.

Secondo la Germania le nuove normative non sono trasparenti e non si capisce bene come Google tratti i dati dei propri utenti. Sono le stesse lamentele mosse dagli altri stati. Google rispedisce al mittente le accuse assicurando che i propri termini di servizio rispettano completamente le normative europee, ma l’Inghilterra ha ribadito che Google deve mettere i cittadini in grado di capire come verranno utilizzati i propri dati.

Non è la prima volta che Google incappa in discussione con l’UE. L’ultima volta, riguardo al diritto all’oblio, alla fine l’ha spuntata Google. Questa volta la storia è tutta da vedere, anche perché pare di capire che la peggio cosa che possa succedere a Google sia pagare 500 mila sterline di multa. Questo in Inghilterra. Non so se in Italia sia tanto peggio, ma suppongo che le cifre siano allineate.

Insomma, stiamo a vedere. Quello che è certo è che Google quantomeno non ha mille opzioni possibili per la gestione della privacy, come invece Facebook (se avete problemi con Faccialibro, vi consigliamo la nostra guida alla privacy di Facebook). Però, per dirsela proprio tutta, nessuno ci obbliga a usare i servizi di Google, è una nostra scelta: prima di compierla si presume che ci siamo informati leggendo le norme d’uso dello strumento che abbiamo scelto. Quindi, anche volendo, di chi è la colpa?