Google Plus sta forse perdendo colpi? Prima è arrivata la chiusura di Google Authorship, e poi la fine dell’obbligo di essere su Google Plus per chi apre un account Gmail.
Non possiamo fare a meno di chiederci: Google sta rinunciando alle sue pretese social?

Ma certo che no, come ha dichiarato ieri pomeriggio il nuovo responsabile di G+, David Besbris: il social della grande G tornerà a crescere, dice lui, e magari è vero. Se Google si mette in testa di fare una cosa, la fa, anche perché i soldi e i cervelli di certo non gli mancano, però facciamo un attimo il punto della situazione: perché Google Plus non sta funzionando come dovrebbe?

IL GIOCO DELLE PARTI
Facebook è il social delle grandi masse, buono per tutto e tutti, Twitter il social dell’informazione e dei giornalisti, Instagram il social del fashion, dei viaggi e del cibo. Google Plus, in questi tre anni, cosa è diventato? Nulla di preciso: Google Plus è un po’ cresciuto, ma non ha preso una forma, non è caratterizzato, non ha ancora trovato il suo ruolo. È un ragazzo ricco, sveglio, ma disagiato, che fatica a trovare il suo posto nel mondo.

SILENZIO
Google Plus si è insinuato in tutti i nostri profili, di certo ci abbiamo fatto qualcosa, è stato comodo per gli hangout, eppure non lo nominiamo spesso, non quanto Facebook o Whatsapp. In tv non sentiamo mai dire “il ministro ha rilasciato una dichiarazione su Google Plus”. Se abbiamo una bella foto o un video, non la andiamo subito a condividere su Google Plus. Al massimo, dopo.
La domanda potrà sembrare strana, se fatta da me, ma essere onnipotenti e onnipresenti, senza però farsi notare, è una strategia che paga?

UTENZA FORZATA
La decisione di sospendere l’ingresso automatico nel social per tutti quelli che hanno un account Gmail è stata sicuramente ottima: un’utenza forzata non è una buona utenza. Non lo dico per ragioni tecniche, ma per esperienza: a differenza di Twitter e Facebook, su Google Plus ho sempre trovato un pubblico piuttosto ingenuo, bigotto e che non capisce l’ironia della rete.
A lungo mi sono chiesto cos’era che provocava questa bassa qualità di utenza, poi ho capito che prendere tutti gli iscritti a Gmail, e buttarli dentro Google Plus, era come rapire passanti a caso e portarli al cinema: a parte il fastidio per la forzatura, non è detto che a tutti piaccia lo spettacolo, e questo produce un pubblico spaesato e poco interessato.

BLOGGER E COMUNI MORTALI
Saperci fare con Google Plus, conoscere a fondo i suoi meccanismi e trucchetti, assicura visibilità e tante visite ai propri post e al proprio blog, anzi, si può dire che G+ serva solo a questo, o che almeno è il vero punto di forza del social.
Ma la gente, la massa, l’utenza che fa numero, ha davvero tutte queste cose da scrivere, in modo così tecnico e con ottimizzazione SEO? Hanno tutti un blog da pompare? Puntano tutti alla massima visibilità? Ovviamente, no.

GOOGLE
Infine, la più grossa potenzialità di Google Plus è anche il suo limite: è Google.
Il motore di ricerca più importante del mondo non è nato come un social, ma ha cercato in tutti i modi di diventarlo quando ha visto gli altri social che crescevano e avevano successo. Finora, però, non è andata alla stessa maniera, nonostante lo studio, il lavoro, la potenza e i soldi di Google. Perché?
Forse la verità è che i social sono forme di vita strane e molto spontanee: se vuoi diventare un grande social popolato e attivo, devi nascere social. Google è grande e potente, ha tutto quello che occorre per sfondare come social, ma è nato Google.