Google+ è un dead man walking. Lo sostiene TechCrunch con un post a firma di Alexia Tsotsis e Matthew Panzarino. Lo sostiene a ragion veduta e nel giorno dell’addio di Vic Gundotra, il papà e primo promotore del “social non social” di Google. Il motivo principale della condanna inflitta a Google+ (il dead man walking è infatti il condannato a morte non ancora giustiziato) è l’insignificanza del news feed del “social non social”.

L’ho già scritto due volte, “social non social”, per non farvi cadere nel tragico errore di chi pensa che Google+ sia “solo” un social network. Google+ è Google con l’aggiunta di un +. Gli account Google+ sono il tentativo da parte di Google di appiccicarci addosso un’identità digitale precisa. Facebook con il Facebook Connect ci era quasi riuscito. Google ci sta riuscendo sui dispositivi Android. Oramai però il connect ce l’hanno quasi tutti i social. TechCrunch riporta di uno spostamento fisico del team che si occupa finora di Google+: il gruppo che lavorava a Hangout si muoverà nell’edificio che ospita il team di Android. Probabilmente presto lo seguirà il gruppo che lavora sulla sezione foto. Un altra parte del team originario potrebbe spostarsi sotto la divisione Chrome.

Le reazioni, anche qui in Italia, sono state parecchio critiche. Come, dopo tutto quello che abbiamo studiato e imparato per usare Google+, dopo che Google mostra chi ha visto i miei contenuti, ora pensano a chiuderlo? Sì, la logica di Google potrebbe essere cambiate e secondo me ha pure senso quello che, apparentemente, sarebbe il nuovo andazzo.

Dunque, via l’attenzione dal news feed e capo chino per convincere gli utenti di tutto il mondo a usare i servizi di Google per foto, video, mail e storage. Google+ resta come chiave di ingresso nel mondo Google: quello che è sempre stato. La parte più social della struttura, quella appunto legata al news feed, è destinata a perdere di interesse e a sparire con l’andare del tempo. Non sarebbe d’altra parte il primo servizio che Google chiude così, dal nulla.

Tutto il lavoro fatto con i +1 non andrà invece perso. Le ricerche compiute con Google sono destinate a integrare in modo sempre più importante i +1. Google è, e dovrà restare, il punto di riferimento per scoprire i trend e compiere le proprie ricerche. Google Plus Your World diventerà presto Google e basta. Con o senza il + conta poco.

Curiosamente, l’addio di Gundotra coincide con tutto questo e con la comparsa di un post su Facebook a firma di Robert Scoble in cui il blogger americano, primo fan di Google+ (tanto da iniziare a bloggare solo su quello) ha decretato il fail dei Google Glass, dando apertamente la colpa a Google. Curiosamente mica tanto: a chi parla di coincidenza sfugge il fatto che Google/Google+ sia davanti a un momento di svolta, determinato anche e non solo dall’acquisizione da parte di Facebook di WhatsApp, contro cui non basta inserire gli sms in Hangout.

Google+ ha un peso specifico nelle ricerche che compiamo tutti i giorni su Google. Non è però il posto in cui si condividono amicizie e interessi. È usato quasi esclusivamente da gente che ne vuole trarre vantaggi economici, da geek, nerd e anti-Facebook. Il resto del mondo è su Facebook, usa WhatsApp per messaggiarsi e Instagram (o al massimo Flickr) per condividere le foto. Google+ può ripartire da YouTube e Hangout, può affermarsi come servizio di storage (cosa che Facebook non è) anche per le foto e i video creati con gli smartphone. Prendere il post di Facebook no, questo non può farlo, non lo farà mai e per altro nessuno ha mai voluto che lo facesse.