Google, a partire da agosto, pubblicherà dei Textbooks sul Play Store: sono i libri scolastici digitali, venduti in collaborazione con cinque case editrici. È fantastico, perché gli studenti potranno usufruire di sconti fino all’80% sul prezzo di copertina e studiare sui tablet con Android — un incentivo da non sottovalutare. Già, però io dubito che ciò possa avvenire in Italia… dove il Ministro, Maria Chiara Carrozza, ha appena rinviato l’obbligo d’adozione degli eBook nelle scuole cedendo all’ennesimo “ricatto” degli editori.

Le case editrici – trasferendo i libri cartacei in digitale – sarebbero costrette ad abbassarne i prezzi: immagino che abbiano “minacciato” dei tagli al personale, costringendo il Ministro a rinviare la riforma di Francesco Profumo dall’anno scolastico 2014/2015 al 2015/2016. L’Italia, per usare un eufemismo, è una Repubblica «fondata sul freno a mano», dove hanno persino cercato di chiudere il Majorana, e non mi stupirei se il termine slittasse ancora. Senza l’obbligo ministeriale, nessuna scuola italiana adotterebbe gli eBook.

Intendiamoci, non ho alcuna intenzione di fare della pubblicità a Google: trasferire i libri acquistati sul Play Store è una procedura più complessa di quanto dovrebbe. Tuttavia, bisogna dare atto all’azienda d’avere ideato una soluzione intrigante e constatare un ennesimo passo indietro del nostro Governo. Non credo che il cartaceo possa o debba essere eliminato del tutto, ma non concepisco quest’ostinazione a escludere le nuove tecnologie dalla pubblica istruzione. È un atteggiamento controproducente, che dovremmo combattere.

Photo Credit: Robert Donovan via Compfight (CC)