Quant’è credibile il motto «don’t be evil»? Poco, a quanto pare. Google ha ritirato le principali infrastrutture che supportavano gli open standard dai propri prodotti: un percorso iniziato dalla maggiore “chiusura” delle Application Programming Interface (API) di Maps e giunto all’esclusione del protocollo XMPP da Hangout. Se non bastasse, Calendar ha rimosso CalDav in Calendar e imposto il ricorso a NaCl/PNaCl per Blink. Gli acronimi in sé non hanno molto significato, ma le conseguenze sono nefaste per tutti gli sviluppatori.

Google, per inciso, non ha commesso delle violazioni e non ha operato delle scelte granché diverse da quelle dei concorrenti. È soltanto una questione etica, se vogliamo. L’azienda ha fatto marcia indietro sugli stessi principi che ha sempre sostenuto, rimpiazzando delle tecnologie standard con le proprie alternative auto-gestite. Alcune open source, altre no. Ma il free software non può esistere, senza una standardizzazione. Ne discutevo con Gianugo Rabellino: open source, open standard e API devono coesistere in un’ecosistema.

Il risultato è che potrebbe diventare impossibile sfruttare singolarmente i servizi di Google: immaginate se, per aprire GMail, poteste utilizzare giusto Chrome. La revoca del supporto ad ActiveSync di Microsoft è un altro segnale importante e limita la possibilità d’accedere ai prodotti da Windows 8. Se estendiamo il discorso ad Android, troviamo una piattaforma sempre più legata al business aziendale. Non potremmo fare a meno di Google, però quest’ultima può permettersi d’escludere la concorrenza quando e come più le aggrada.

Me ne rendo conto… perché, se Google non ha commesso delle infrazioni, il risultato dovrebbe essere così tragico? Non ha senso, in questi termini: il problema non è “cosa”, bensì “come”. La nuova versione di Maps è eccezionale, però impedisce agli sviluppatori indipendenti d’accedere gratuitamente a tutte le risorse. Hangout è migliore di Talk, ma esclude l’accesso alle applicazioni esterne. NaCl e PNacl sono soluzioni intriganti, a patto d’utilizzare soltanto Chrome. Adesso capite qual è il problema? Non esistono vie d’uscita.

Gli utenti dovrebbero usufruire dei servizi da qualunque dispositivo o sistema operativo. Perché ciò sia possibile, devono essere rispettati degli standard: Google ha sempre sostenuto questo principio, ma inizia a “tradirlo” per privilegiare le infrastrutture che gestisce in proprio. È una questione esclusivamente economica, la stessa che convince Microsoft a supportare i progetti open source e Apple a ignorare le piattaforme di terze parti. Perché Google dovrebbe essere diversa? Risponde come gli altri ai movimenti del mercato.

Il problema è con l’atteggiamento. Se dichiari d’essere un Santo, non puoi comportarti come un comune mortale: il «libero arbitrio» non è una giustificazione. Google ha ostentato una “purezza” che un’azienda non può avere, perciò gli utenti e gli sviluppatori sono tanto indignati. È una forma d’eresia, in quest’ottica. Prendendo le distanze dalle reazioni emotive, Google ha deciso di sostituire il proprio al monopolio di Microsoft degli anni ’90 e l’intento è riuscito. Spero, personalmente, che il futuro riservi altre sorprese.

Photo Credit: Carlos Luna via Photo Pin (CC)