Gli embed – ovvero, la possibilità d’integrare le mappe sui siti web – sono tornati con la nuova versione di Google Maps: esclusi al lancio, gli iframe sono stati reintrodotti in sordina martedì. Se, da un lato, la nuova interfaccia è molto accattivante e non impone un limite alle visualizzazioni… dall’altro chi utilizzasse questa forma d’integrazione sarebbe costretto a mostrare della pubblicità. Un aspetto che potrebbe comportare dei problemi, specie quando una determinata mappa è inserita sul sito d’un esercizio commerciale.

Poniamo che siate i titolari d’un ristorante e decidiate d’inserire la mappa della zona sul sito del locale: se un concorrente nei dintorni fosse censito su Places for Business, il cliente vedrebbe evidenziato pure quell’esercizio. Entro novanta giorni dall’introduzione dei nuovi termini, necessaria ad aggiungere le pubblicità, gli inserzionisti potranno utilizzare AdSense per promuoversi attraverso gli embed e il rischio sarà concreto. Motivo in più per non utilizzarli e affidarsi a un professionista che sappia gestire le mappe.

Fortunatamente, non è obbligatorio ricorrere a questo genere di embed per inserire la mappa nelle pagine web: potete ricorrere alle API (Application Programming Interface) ed escludere il censimento della concorrenza, personalizzando le impostazioni di Google Maps. Non è chiaro se anche gli embed effettuati col codice precedente acquisiranno la pubblicità, ma – per evitare qualunque problema – effettuerei la transizione alle API al più presto. Lo stesso meccanismo, infatti, sarà applicato alle versioni mobile e su Google Earth.