Non saprei descrivere la novità annunciata da Google, se non come un incubo: il motore di ricerca ha cominciato a mostrare i suggerimenti proposti da Knowledge Graph accanto ai risultati, per qualunque sito web — sì, anche il tuo! Ciò significa che, cercando dei termini, l’utente visualizzerà un menù a tendina (sotto ogni indirizzo restituito). Il problema è che, se non segui alla lettera le linee-guida di Mountain View, i contenuti correlati non saranno del tuo dominio… ma, nella migliore delle ipotesi, punteranno a Wikipedia.

Se il tuo sito ha una pagina su Google+ e rappresenta un’attività, oppure sei un blogger e sai come posizionarti sul motore, il primo risultato conterrà le informazioni sull’esercizio o su di te. Al contrario, se non ti sei mai preoccupato della SEO e non hai idea di come sfruttare le meta-informazioni per guidare i crawler, il tuo potenziale cliente o lettore finirà per andare a cercare le stesse informazioni altrove. Parrebbe una questione di merito, però questa decisione spetta soltanto a un algoritmo automatizzato di Google.

Cosa potrebbe accadere? Beh, potresti ritrovarti a sponsorizzare un concorrente che vende lo stesso prodotto o ha pubblicato qualcosa sullo stesso argomento: è importante che tu segua, senza eccezioni, le direttive imposte da Hummingbird oppure farai pubblicità gratuita ai tuoi competitor. Dal punto di vista dell’utente, secondo me, questa novità rischia d’alimentare la cosiddetta information overload — ovvero, un eccesso d’informazione che confonde e non dà del valore aggiunto ai contenuti. Io mi domando a chi giovi tutto ciò.

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