Chiamatela, se volete, rivoluzione. Google si è divorata Siri in un solo boccone, grazie al nuovo uccello predatore che da un mese abita dentro a Google Search. No, non si tratta solo di ricerca semantica: Hummingbird, il colibrì che da il proprio nome al nuovo algoritmo di ricerca, è una figata pazzesca che ci fa sembrare tutti scemi. Google da un mese ci mostra infatti risultati di ricerca differenti, più precisi e meglio rispondenti ai temi delle nostre interrogazioni, come spiegato ieri sera da Amit Singhal in un evento svoltosi simbolicamente nel vecchio garage dove Big G mosse i primi passi.

Dunque, cambia tutto, ma in realtà nulla è cambiato. Meglio: tutto è già cambiato, come spiega Google Inside Search. Sì, ma cosa? Fondamentalmente Google ha fatto tre cose:

  • ha modificato il modo in cui vengono visualizzati i risultati delle ricerche, includendo risultati che derivano dalla comprensione della richiesta e non limitandosi più al matching delle parole chiave;
  • ha inserito confronti e filtri all’interno di Knowledge Graph ed esteso l’intelligenza del motore di ricerca oltre i 570 milioni di oggetti che questo conteneva;
  • ha introdotte le notifiche di Google, così se chiedi al motore di ricerca di ricordarti una cosa appena arrivi a casa, lo farà (su mobile).

Un esempio solo per comprendere la portata di questo cambiamento e perché non ce ne siamo ancora accorti. Oggi possiamo chiedere a Google di dirci qualcosa riguardo a un determinato tema, per esempio gli artisti impressionisti, e lui ci darà come risultato le schede di questi artisti (per ora solo in inglese e solo su Google.com, mi pare di capire).

Il SEO è morto definitivamente? No, neppure stavolta, spiega Danny Sullivan su Search Engine Land. Google continua a premiare gli articoli di qualità e non si limita più a prendere in considerazione il matching delle parole chiave. Quindi? In pratica, se una pagina è originale e contiene contenuti di qualità ottiene un posto più alto nei risultati delle ricerche. L’uso delle parole chiave conta sempre di meno, perché il matching è ora focalizzato sulla corrispondenza di significati fra le interrogazioni e i contenuti delle pagine.

Non so se in questi cambiamenti abbia avuto un ruolo chiave Ray Kurzveil, il visionario assunto da Google proprio per occuparsi di questioni come la [ricerca semantica]. Quello che è fuor di dubbio è che si tratta di una rivoluzione attesa e rispetto alla quale non si torna più indietro.

A 15 anni di distanza dal lancio del miglior motore di ricerca al mondo, Google rinasce con un passaggio epocale: siccome le ricerche avvengono sempre più su mobile, e siccome su mobile siamo più abituati a usare la voce per fare ricerche (Google ha aggiornato anche l’ottima app per le richerche), oggi Mountain View ci permette di chiedere a Google per avere risposte al posto di risultati di ricerca. Provate per esempio a chiedergli di confrontare olio con burro.

L’impressione è che siamo solo agli inizi e che non tutto funzioni come ce l’hanno lasciato immaginare. Siamo però dentro una rivoluzione e, non so come dire, c’era da aspettarselo :) La missione di Google è sempre stata quella di mettere in ordine le cose di Internet. Ora lo fa cercando di capire il disordine che abbiamo nel cervello quando facciamo una ricerca on line.